Il Piccolo Paese

Sofia: “Mammaaaa?… mammaaaaa?”
Madre: “Dimmi!”
Sofia: “Volevo dirti una cosa importante”
Madre: “…che cosa amore?”
Sofia
: “…io ho paura che non troverò mai un lavoro quando sarò grande… però aspetta che ti spiego bene… allora… ho pensato che non ha molto senso studiare tantissimo se domani nessuno mi pagherà mai per le cose che saprò… ecco… però so anche che voi non mi direte mai che io posso NON studiare… allora volevo dirti che io ho pensato che voglio fare il pegagogico dopo per diventare una maestra… perché tanto anche con la crisi i bambini si fanno sempre giusto?… poi… se non mi daranno abbastanza soldi per questo, io farò le lezioni ai bambini anche le sere così non sarò mai senza lavoro. E mai senza soldi. Lavorerò sempre mamma sai? l’unica cosa, nel tempo libero, spero davvero di riuscire a fare la rockstar che è il mio sogno… però dico magari a quel tempo è passata anche la crisi… in fondo ho solo undici anni… mamma?.. mamma? no mamma non essere triste mamma, io faccio il pegagogico e finita là, non come Marta che ha studiato un sacco…”

Microclisma: Anche se voi vi credete assolti, siete per sempre coinvolti.

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Intercity 9716

Intercity 9716.
ore 12.50.

Non riesco a dormire perché di fronte a me c’è una donnina tutta intenta a digitare cose sul portatile che fa un casino pazzesco, sospira, parla da sola, ed è tutto un click click clack. Classica isterica da viaggio che ormai riconosco a colpo d’occhio. A un certo punto questa si spazientisce, sbuffa, si gira verso l’uomo alla sua destra e se ne esce così:

“Scusi ha un caricatore?”
“Come prego?”
“Per il pc!”
“Un caricabatteria?”
“Sì!”
“…ma non credo che il mio entri nel suo signora perché ognuno ce l’ha diverso sa?!”
“Ah sì? no perché quello di mio marito entra nel mio anche se è diverso, è per quello che glielo chiesto… ho detto magari anche questo va…”
“Guardi, eccolo qua Signora… provi a vedere se va… ma io non credo… veda un po’ se entra…”
“…”
“…”
“…”
“Uff! non va!”
“…eh glielo detto…”
“E come faccio che devo lavorare!!?”
“Eh Signora non so… ma lo ha dimenticato a casa?”
“Eh sì! ma io adesso che faccio… mica posso permettermi di perdere tutte queste ore di lavoro!!”

“Ma deve scrivere o deve mandare mail importanti Signora?”
“Eh, devo prima scrivere e poi mandare la mail! cavolo…”
“Signora se è una cosa urgente mi detti quello che deve scrivere facciamo col mio, poi glielo metto su una chiavetta vuota che ho… che gliela regalo poi…”
“no no no, anche lei deve lavorare… no adesso vediamo quanto mi dura… io devo lavorare però… ”
“Come vuole, ma è una cosa scabrosa che deve scrivere? privata? vuole scrivere lei senza che io veda e poi metterselo nella chiavetta lei stessa?”
“no no no, lasci…”
“Guardi che sto guardando un film, non sto facendo cose importanti!”
“no io… lei è stato gentilissimo ma non voglio… io voglio solo un caricatore… vado che magari qualcuno ha quello che mi entra nel mio…”
“…mmm… ognuno c’ha il suo… è molto difficile che lei trovi quello che entra Signora…”
“Questo non significa che io non possa provarci!!!! forse uno entra! adesso vado a chiedere nell’altra carrozza se qualcuno ha un caricatore!”
“Signora però si dia una regolata qui perché io volevo solo aiutarla sa… e lei è molto maleducata!”

Poi mi guarda. Io sono basita.

“Mamma mia che gente… CHE GENTE… ma vedrà! vedrà che non lo trova! e io a quel punto non glielo presto mica il mio!”

Guardo fuori dal finestrino: DESENZANO.

Microclisma: Si può ogni volta che si prende un treno fare questi bagni di grottesco?

 

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There is no time

Siamo tutti molto incazzati, e si sente. C’è un tasso altissimo di malumore/insoddisfazione/violenza che circola per le strade. Nel mio piccolo, solo nell’ultimo mese, mi sono trovata nel bel mezzo di tre “risse” che vedono come protagonisti gente adulta.

Qundici giorni fa svolto l’angolo nella viuzza tergestina dove ho parcheggiato la mia piccola auto e vedo un camionista che fa manovra e dietro una macchina con un tipo dentro che sbraita. I due si danno addosso verbalmente coinvolgendo madri e sorelle (tutte donne per restare nel tema di questi giorni…). Quello dietro scende per menare l’altro. Il camionista tira su il finestrino per difendersi e in un moto di rabbia purissima pensa bene di  sormontare la mia autina parcheggiata per far passare quello dietro che continuava a incitarlo. Mi è venuta in mente Towanda in “Pomodori Verdi Fritti” solo che il camionista non si stava divertendo come lei.

“Ecco, vuoi passare stronzo? passa!”

E stato come se mi avessere aggredito un figlio.

“La mia macchinaaaaaaa!”

Ho dovuto urlare che si dessero una calmata, fargli fare manovra tipo vigile urbano affinché il cofano del camionista scendesse dal mio baule, concentrarmi sul modulo della constatazione amichevole, compilarlo, disegnare un camion che sormonta una auto (difficilissimo… sembrava una cosa pornografica), e poi consigliargli pure un pub vicino per il pranzo:

“Scusami che sono salito sopra la tua auto, tu non c’entravi proprio niente, e che quello mi aveva proprio fatto incazzare di brutto capisci!?!?!?!? boh, tanto paga la ditta…  se sapevo che era tua non ci andavo sopra… sai dove posso mangiare un buon panino adesso? m’è venuta una fame!”

L’altro giorno invece all’Esselunga: alla cassa cestelli due signore si sono prese per i capelli davanti alla rispettiva prole per un contenzioso nato intorno al separatore spesa. L’oscuro oggetto del desiderio di ogni massaia. Quella davanti lo ha piazzato violentemente sul nastro guardando di sbieco quella che veniva dopo (come se temesse che qualcuno infilasse un yogurth nella sua spesa per farlo pagare a lei…) così la seconda si è risentita.

“Cosa non le funziona signora? vada a guardar male qualcun altro saaa?!”

I due grandi esempi di femminilità civile si sono lanciate in un corpo a corpo. Nel frattempo un uomo sui sessanta ha preso timidamente i bambini delle due donne da parte e li ha messi in un angolo a giocare con le carte dell’Esselunga nell’attesa che finisse il match (Fai la spesa cantando! recita lo slogan della nuova campagna!). È intervenuto il responsabile del punto vendita. Un omino esile e magrissimo, assolutamente incapace di infilarsi tra due tori di razza.

Ieri, fuori da un bar, l’uomo “che vende rose” ha evocato rigurgiti di autentico razzismo da parte di una coppia benestante così perfida da tirare fuori un euro per poi tirarglielo in testa.

“Te ne devi andare da questo Paese!”

L’omino delle rose è fuggito e ha attraversato la strada senza guardare. A momenti un motorino non lo tirava sotto, lui, e le rose. Momenti di caos cittadino, qualcuno esprime il proprio disgusto, qualcun altro procede incuriosito.

Microclisma: Questo ho capito. Io da oggi sorrido a tutti quello che incontro. Vivo in un Paese di psicologie instabili.

This is no time for Celebration
This is no time for Shaking Hands
This is no time for Backslapping
This is no time for Marching Bands
This is no time for Optimism
This is no time for Endless Thought
This is no time for my country Right or Wrong

 

 

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Primo maggio, su coraggio.

Cassaintegrati, esodati, esoNdati, disoccupati, licenziati, sfigati, non confermati, tagliati, salvati, scappati, spostati, umiliati, inattivi, stagisti, depressi, emigrati, immigrati, malati, immolati, malandati, affamati.

In mobilità, immobilizzati, paralizzati.

Disperati.

Tasse. Affitto. Bollette da pagare. Aumenti. Spese. Fisco. Inflazione. Energia. Benzina. Fine del mese.

Schiacciati.

Diritto al lavoro. Scelta dell’impiego. Giuste condizioni. Remunerazione soddisfacente. Pensioni. Retribuzioni. Compensi. Violenza. Ricatto. Ben servito. Liquidazioni. Banche. Truffe. Interessi. Sindacati.

Indifesi.

Suicidati.
Morti.
Vinti.

Microclisma: Primo maggio. Festa di costoro.

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