Microclismi

LA MIA GATTA NON LAVORA

7 anni ago, Scritto da , Pubblicato in microestemporanee

Scusate: oggi un microclisma assurdo. Lo scrivo perché ho una mia personale teoria sull’assurdo. Provo a spiegarla: tu un giorno pensi che una cosa sia assurda e ti rendi conto che è effettivamente assurda; poi ci ripensi e la cosa diventa un po’ meno assurda; poi ci torni un’altra volta e comincia a diventare credibile e a quel punto smette di essere assurda (e questo è il primo salto fondamentale), poi diventa possibile e cominci a crederci sempre di più finché non conquista un suo degno fondamento. Il secondo passo poi è convincere gli altri che sono loro assurdi a non credere alla cosa assurda che tu hai pensato. Ora, ogni mattina io mi interrogo su questo fatto assurdo che ogni giorno mi diventa meno assurdo: perché la mia gatta non lavora? Ho pensato tante volte alla meraviglia che è la vita di questa bestiola: si muove in uno spazio finito di cui conosce ogni angolo e non ha nessuna spinta ad andare oltre il vetro appannato della mia cucina (c’è una grande saggezza in questa cosa credo….) poi guarda il fuori di sé medesima con un’espressione del tipo “a me non me ne frega proprio un cazzo di questa roba che c’è là… non avete ancora capito una minchia di come si vive in questo mondo…”. Poi: gli unici antagonisti con cui si confronta sono dei topini che sono un ventesimo di lei e che si muovono solo se la sua regale zampettina ha voglia di calciarli. A quelli che squittiscono semplicemente non risponde. Se qualcosa la spaventa tipo la palla salterina luminosa, lei la lascia morire di agonia lenta sotto la lavatrice senza alcun senso di colpa. Quando ha fame, c’è un rassicurante angolino che non cambia mai e che qualcuno tiene amorevolmente pulito, lì può nutrirsi senza preoccuparsi del bilanciamento di proteine e carboidrati perché ci ha pensato già un’industria intera per lei; si ritira nella sua sabbietta quando ne sente la necessità e il giorno dopo ohibò! non trova traccia di quello che ha prodotto. Essendo sterilizzata non consce il mondo delle pulsioni quindi osserva serena il gatto nero nel cortile pensando al fatto che è uguale a lei, solo nero e più bruttino. Unica fede il dio croccante, unica ideologia l’edonismo auto-riferito; si distende dove vuole, quando vuole, con la signorile richiesta di essere accarezzata come segno di autentica stima nei suoi confronti. Quando vuole sparire sparisce ed è sicura di essere cercata con somma preoccupazione. Non avendo la parola ogni volta che miagola impone al padrone di soffermarsi per interpretare di cosa ha bisogno…Insomma io mi dico questa cosa assurda, ogni mattina, guardandola: in fondo io sono precipitata sulla Terra esattamente come te piccolo felino, siamo capitate qui con la stessa modalità, e abbiamo sicuramente un ceppo genetico comune; quindi sarò anche un essere più evoluto ma come siamo arrivati al punto che io mi devo vestire e truccare davanti allo specchio e portare via le immondizie e scrivere “caffè” sulla lavagnetta vicino al frigo e miliardi di altre cose mentre tu dormi con la palpebra a mezz’asta. Questa cosa dell’evoluzione ci ha fottuto tutti. E il gatto che non lavora secondo me è un concetto assurdo che può diventare tuttavia interessante col passare degli anni.

 

Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

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