Microclismi

De politicarum natura

7 anni ago, Scritto da , Pubblicato in Italioti

Tutto cominciò quando i miei genitori mi dissero che lo studio era una cosa importante. Io allora avevo quattordici anni e pensavo ai trucchi e alle magliettine stretch e ai jeans che mi cadessero bene sul culo e a Luca della terza classe che aveva i capelli lunghi e parlava di anarchia e di boicottamento del sistema… a me suonava come l’infinito leopardiano allora. Cantava Guccini al concerto di fine anno della scuola e mi strizzava d’occhio ogni volta che mi incrociava nel corridoio. Quando mio padre mi disse che avrei studiato il greco e il latino, l’unica mia preoccupazione era sapere se anche il padre di Luca lo voleva in un Liceo Classico e precisamente, nel mio. Nel giro di un mese il Nautico me lo portò via e anche una bella bionda aggressive a dire il vero. Lui girava spavaldo per le vie del centro mentre io buttavo a memoria il paradigma del verbo crino scoprendo l’etimo di quello che stavo vivendo. Quando seppi che gli era stato fatto il mio nome e che lui aveva risposto “Marta chi?” ho annegato la mia disperazione in Seneca e ho capito perché studiare era una cosa importante. Grazie a dio sono entrata in un rapporto simbiotico e totalizzante con la compagna di banco che mi ha salvato dallo sbando. Ho passato cinque anni a studiare i passi dell’Iliade senza preoccuparmi dell’investimento che stavo facendo sulla mia persona, perché in fondo c’erano i cinema, le telefonate notturne con le compagne, le prime sigarette, lo scontro frontale con il preside, i genitori, i genitori degli amici… le gite scolastiche! Era tutto molto struggente in quel periodo per cui mi ero messa nell’ordine di idee che potevo pagare il prezzo di una telefonata all’amica alle undici di sera dove lei mi dettava parti del de rerum natura dicendomi “Ma cambia il verbo però!”. Sono stati anni molto formativi per me e divertenti anche: ricordo la mia amica Filomena che alla fine del corso di Filosofia alzò la mano e chiese: “Mi scusi… non mi è chiara una cosa… di tutti questi filosofi che noi abbiamo studiato molto durante l’anno… ecco… la mia domanda è… si è capito alla fine chi aveva ragione?”. Comunque. Siccome vorrei occuparmi di lavoro di tanto in tanto, mi sforzo di capire che cosa è successo a quelli che hanno fatto il Liceo negli anni novanta, a quei pargoletti che hanno seguito le orme dei padri incuranti del fatto che un giorno sarebbero arrivati personaggi come il Berlusca o Tremonti o la Gelmy. Ma cosa ci distingue da questa gente? perché siamo così diversi da loro? E l’ho capito. L’ho capito pensando al mio Liceo. Il Berlusca non ha mai incontrato un paradigma, gli è sfuggito il fatto che vi siano delle forme irregolari alle quali non puoi dare spiegazione logica, non ha mai trovato in casa una vecchia cassetta di Guccini e direi anche che si sarebbe sentito terribilmente inadeguato a cantare al concerto di fine anno della scuola. A Tremonti invece manca proprio l’esperienza del cesso con l’amico simbiotico che tanto serve in quella fase della vita, e quando la morettina (che ha occupato le sue fantasie per tre interminabili anni) ha detto: “Giulio chi?” non c’è stato Seneca a sorreggerlo. La Gelmy invece non ha mai fatto una domanda assurda come quella di Filomena, ma soprattutto (e ciò è molto più grave) non ha avuto una Filomena da chiamare alle undici di sera! Io davvero guardo Marystar e penso: “Mary, ma ti sei mai innamorata di un Luca che ti parla di disobbedienza? Se ti fosse accaduto non ti sarebbe venuto in mente un 3+2 cazzo… ”. Giulio: “hai mai fatto ridere un gruppo classe ma non perché hai la erre moscia?”. Scusate, ma guardiamoli bene: questi due hanno avuto un’infanzia? (foto 1) un’adolescenza? (foto 2). Ecco. Il mio microclisma di oggi è questo: quando mancano i passaggi d’identità, quando si saltano delle fasi di crescita imprescindibili ecco allora è bene tenersi molto molto lontano dalla politica, perché dove non c’è stata fantasia, non può esserci progresso. Ho finito.

Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

11 Commenti

    • Marta Zacchigna
  1. Lawrence d'Arabia
    • Marta Zacchigna

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *