Microclismi

Pianeta Lavoro

6 anni ago, Scritto da , Pubblicato in Blog

Ultimamente penso spesso a questa strana meccanica quantistica,  a questa equazione matematica, a questa parabola galattica che usiamo definire ponte formazione-lavoro. Se consideriamo il buco nero occupazionale, ci accorgiamo che esistono dei piccoli varchi elettromagnetici attraverso i quali la particella giovane riesce ad uscire, a liberarsi; è un po’ come la cometa di Halley o l’eclisse solare, rivelazioni temporanee, epifanie, che è necessario cogliere altrimenti bisogna aspettare la reincarnazione per rivederle, magari da rana. Insomma, espongo la mia tesi, strutturata dopo anni di ricerca e documentazione sul campo. Seguiamo il ragionamento:

1. Chi finisce la scuola secondaria e decide di andare subito a lavorare, si fa un corso Enaip o un’altra scuola ad alta professionalizzazione e nel giro di un paio d’anni è dentro alla galassia lavorativa. A diciott’anni entra di botto così, tic tac, con il tempo acquisisce esperienza sul campo, si fa conoscere all’interno della sua orbita e avvicina uno stipendio decente. Con il passare degli anni luce esperienza e remunerazione vanno di pari passo finché non si trova un alveo interstellare piuttosto soddisfacente. Per dire tu parti come dipendente in una ditta di idraualici che hai appena raggiunto la maggiore età, via via diventi bravetto e poi a un certo punto magari decidi di metterti in proprio. A quel punto devi solo aspettare che un tubo da qualche parte dia segni di cedimento.

2. Chi si laurea in triennale entra già un piccolo vortice di ioni negativi, ma dopo tre anni di processi combustivi riesce come ad intercettare un orbita positiva… magari con un lavoretto parallelo allo studio… e voilà esce dal tunnel. Questi sono un po’ più vecchi dell’idraulico ma ancora abbastanza giovani da cambiare rotta. Conoscevo un tipo appassionato di biologia marina che lavorava anche in un ristorante. Adesso è un sommelier che la domenica va a pesca.

3. Chi si spinge sulla via latteo-Specialistica entra invece in una sorta di tempesta lunare. Dopo 5 anni di investimento nello studio esce che ha perso completamente propulsione. Questi qua (che non hanno lavorato in un ristorante perché magari nel tempo libero leggevano un libro che non era nel programma d’esame), si trovano improvvisamente fuori dal campo magnetico, un’ossidoriduzione come. E non trovano un atomo che sia disposto ad ospitarli.

4. Infine le particelle impazzite: ecco queste dopo la Laurea Magistrale schizzano dritte dritte verso un Master professionalizzante ed escono dalla formazione che veleggiano intorno ai 28 – 30. Esse precipitano nel buco nero, si surriscaldano, implodono ed entrano nell’antimateria. Nessuno le vede più. Dove sono? Non ci sono.

Microclisma: cosa si evince da questa astrofisica del lavoro: che chi va a lavorare dopo la scuola secondaria è il più specializzato di tutti; il triennalista è un buona figura di lavoratore anche se diciamolo, a sprecato tre anni della sua vita a studiare cazzate; lo Specialistico detto anche magistrale è uno sfigatino che vabbé… prima o poi troverà il suo squallido posto nel mondo, e chi è andato oltre con un Master si spegne come una stella anziana. Sostanzialmente si è invertito il campo magnetico capito? Ha dell’incredibile no? A questo punto possiamo dire che la classe dei pulcini alla scuola materna è la più professionalizzata di tutte e perché? perché c’è tutta una vita davanti in cui si può scegliere di non intraprendere quella rischiosa scia stellare che ha nome formazione.

Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

6 Commenti

  1. Marta Zacchigna
  2. Marta Zacchigna

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