Microclismi

Rivelazioni al tavolo B7

6 anni ago, Scritto da , Pubblicato in Blog

Nelle mie svariate peregrinazioni lavorative non mi sono fatta mancare la dimensione del camerierato. Ho sempre cercato di affrontare questo mestiere con quel tocco di infantile e frivola allegria proprio della categoria. L’altro giorno ho partecipato a un grande evento. 500 tavoli. Pranzo di Gala: presenti eminenti personalità della politichetta regionale ma anche ospiti di vera eccezione. Renzo Piano era a un palmo dal mio naso per dire. Io come sempre ho cercato di entrare nella parte: ho stretto il papillon, fermato la coda alta con le forcine, aggiustato la camicia bianca e fissato il cartellino “Staff”. Mi hanno dato una graziosa traversina brandizzata e un fazzoletto con il quale servire. L’ ho ripiegato tre volte e messo nel tascone laterale.

Entro nelle cucine dove c’è il solito finto stato di emergenza: una specie di assalto ai forni all’incontrario. Visione surreale: i pinguini sfrecciano, i cuochi rimestano, i supervisori urlano “fra cinque minuti partiamo con l’entrée!” . Mentre mi accosto al bancone per prendere i miei tre piattini sperando che abbiano una temperatura che mi permetta di percorrere cento metri senza emettere suoni gutturali mi stoppa il Maitre di sala. Il Maitre ha una sola grande caratteristica che è l’ostentazione della concitazione. Sudato e paonazzo mi fissa negli occhi: “il tuo tavolo è il B7! Ricordati di servire da destra, gomito alla sala, al primo giro porti via solo piatto e forchetta… dai!… sorriso… professionale… rapidaaaa!”. È la classica situazione dove ti regolano il colletto, ti danno una pacca sul culo e ti dicono “e adesso spariscimi da davanti per cortesia!”. Bello sentirsi professionisti in un lavoro che non è il tuo. Inebriante proprio.

Guardo il tavolo B7 con seria preoccupazione perché ci sono le donne con la stola che scende lungo la schiena seminuda e il vestito di paiette: ecco sono quelle che ti fermano con cinque piatti in mano e le posate in bilico per dirti “Scusi signorina…”, “Prego mi dica?” “Avete forse aggiunto del timo in quest’arrosto? No perché sento una spezia che proprio non riconosco… è particolare… ah! la carta dei vini se è possibile…!”. Insomma, è stata una giornata pazzesca: mi sono scontrata Moreno (tavolo B6) miliardi di volte e ho avuto dei veri corpo a corpo con i sommelier che a differenza dei camerieri danzano tra i tavoli come degli étoile con l’unica missione di esibire un’etichetta.

Comunque. Il momento più alto della serata è stato quando ha preso la parola lo scrittore Havier Marías che presentando il suo ultimo libro, elargisce al pubblico questa frase: (io stavo raccogliendo una forchetta…) “… Credo che ci sentiamo molto forti delle cose che abbiamo fatto perché in realtà dobbiamo nasconderci da tutte quelle che non abbiamo fatto o non siamo riusciti a fare…”.

Microclisma: In quel momento, come un’illuminazione, penso: e se avessi fatto una scuola alberghiera e qualche Master per diventare una Maitre di sala? avrei speso molti meno soldi in formazione e adesso probabilmente avrei uno stipendio dignitoso e mi sentirei davvero soddisfatta a servire le crepes flambèe al tavolo B7. O forse, dopo anni di servizio, sarei stata intercettata da un bell’imbusto dell’alta società e magari adesso avrei dieci figli bellissimi, oppure, semplicemente, potrei vantare una stola di seta che scende elegante sulla schiena seminuda… che voglio dire… alla fin fine…



Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

6 Commenti

    • Marta Zacchigna
  1. giovanni flauto

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