Microclismi

Fenomenologia dello sciopero

6 anni ago, Scritto da , Pubblicato in Italioti

Come nel film catastrofico l’umanità vive l’asteroide che si sta schiantando sulla Terra, così il milanese vive lo sciopero dei mezzi. L’ ATM, come la NASA, lo annuncia timidamente, sempre con largo anticipo, per non spaventare eccessivamente la popolazione; poi, col passare dei giorni, progressivamente fa sentire il pericolo sempre più presente, e a quel punto, piano piano, la gente comincia a organizzarsi in piccole comunità per affrontare il giorno del giudizio e pianificare i salvataggi… sistema prima i bambini, poi gli anziani… quanti più possibile (ce ne stanno di più… ce ne stanno di più!), finché non arriva l’Armageddon, giorno in cui la notizia arriva tipo messaggio del Presidente, e finalmente tutti lo vedono sugli schermi delle fermate, come una palla infuocata nel cielo:

“Oggi SCIOPERO NAZIONALE del pubblico trasporto. Possibili disagi….”

Oddio.

E lì cosa succede?
Come nei film… che tutti improvvisamente si amano, si comprendono e si stringono eroicamente per affrontare stoici l’onda anomala dello sciopero. È uno strano fenomeno, il simile riconosce il simile, e a un certo punto la gente per la strada comincia a guardarsi, a comunicare, ad usare il plurale! cosa rarissima per i milanesi che adorano il Dio Onnipotente INDIVIDUALISMOSPINTO.

 

“Venga, dai, PRENDIAMO il sette allora!”
“POTREMMO provare ad aspettare la sessanta!”
“E se CAMBIASSIMO a Duomo?”
“Venga con me, ANDIAMO per di qua!”

 

 

Ecco.

Vorrei dire che la mia prospettiva verso lo sciopero invece è del tutto diversa. Innanzitutto perché il disagio del blocco spezzerà sicuramente la mia routine, e già questo mi galvanizza, poi perché sarò felice di vedere la vecchietta che ogni giorno aspetta la 61 con me, sempre immobile, a capo chino, avere un po’ di vitalità, di moto, di sovraeccitazione per quella cosa sana e preziosa che si chiama imprevedibilità della vita.

“Io son qua da mezz’ora e non passa, adesso io aspetto ancora dieci minuti e poi prendo un taxi…”
“Brava signora! dai che le fa bene un po’ di problem solving!”
“Dalle nove alle diciotto hanno detto no?”
“Si, va’ che la memoria si allena anche!”
“E sei poi a Porta Genova non passa niente… cosa faccio?”

Allora di solito io m’incammino, serena, zen, così mi faccio pure una bella passeggiatina e mi godo quest’ atmosfera caotica e confusa dove tutti si perdono e io mi ritrovo alla grande.

Incrocio due:
“Dicono dalle nove alle diciotto!”
Passo avanti, altri due:
“C’era scritto dalle nove alle diciotto…”
Ancora oltre:
“… alle diciotto hanno detto…”
“…diciotto…”
“…non si sa… fino alle diciotto sembra…”

In metro tutti alterati.

“Cosa vuole… e chi paga? CHI PAGA?! Paghiamo sempre noi sa… NOI… SEMPRE NOI!”
“Ma lei pensa che a loro interessi?”
“Le dico solo questo, tre quarti d’ora per un tratto che normalmente faccio in dieci minuti””
“Son cose da matti! MATTI MATTI MATTI!”

La più bella che ho sentito è stata:

“E c’avranno anche ragione… ma io cosa c’entro?”

Grande senso civico.

Microclisma: Ecco, io volevo solo dire che lo sciopero non è niente di così pazzesco, anzi, io credo che se vivessimo nello sciopero per una decina di giorni, incastrati tutti alle fermate degli autobus, ci divertiremmo anche un casino, compresa la signora del 61.

Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

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