Microclismi

Clanfa, uno stile di vita.

6 anni ago, Scritto da , Pubblicato in Blog

È da un po’ che volevo farlo. E adesso che si appropinquano le vacanze, mi sembra davvero il momento giusto. Non tutti lo sanno, ma la mia città natale è sostanzialmente una nazione, e come tutte le nazioni ha le sue importanti istituzioni. Oltre alle fave, al capo in B, ai bagni separati maschi e femmine… e a tutte le altre bizzarrie che meritano ogni anno un servizio del TG3, vorrei portarvi a conoscenza di un’altra totemica peculiarità, ovvero la cossidetta “clanfa”, tipico tuffo triestino, che calza perfettamente con lo slogan della city: “viva l’A e po’ bon”.

Dunque, “viva l’A e po’ bon” è una religione che crede nel Dio Pobòn che rappresenta tutto il Pantheon tergestino. Il Dio Pobòn… xe el più bon… davvero misericordioso con tutti i suoi adepti. Se sei andato sulla riviera barcolana con ciabatta asciugamano e costume, se hai fatto la nuotatina delle sette e ti sei scolato mezzo litro di spritz al chioschetto della pineta, hai omaggiato degnamente il Dio Pobòn. Al Dio Pobòn interessa solo che tu stia bene, che tu sia felice. E per questo ti ricorda ogni giorno che devi lavorare il meno possibile, bere molto, mangiare bene e non avere preoccupazioni di sorta. È buono il Dio Pobòn. Questo è il motivo per cui nessun triestino si sposta da Trieste, il Dio Pobòn tanto magnanimo non lo trovi da un’altra parte.

Comunque torniamo alla “clanfa”. Tra maggio e settembre capita di passare per il marciapiede della pineta triestina e vedere dei gruppi di torelli (l’età varia dai 7 ai 77), che in fila aspettano il turno per lanciarsi in acqua in pose assurde e ostentatamente plastiche. Lo stile in origine prevede un lancio a gabbiano con sguardo un po’ vacuo e pancia leggermente estroflessa pronta all’impatto, seguito da un’improvvisa chiusura a filo d’acqua. Al momento dello schizzo tutti esultano, più è alto lo schizzo e più scoppia la festa naturalmente; diciamo che psicologicamente agisce come la pisciata in compagnia solo che il triestino è un po’ megalomane per cui ha trovato questa formula di esibizione testosteronica aperta e pubblicamente condivisa. Col tempo la “clanfa” si è evoluta e oggi viene effettuata con svariati vezzi e lazzi: ad esempio se rutti o scorreggi in volo sei molto apprezzato e provochi grande ilarità collettiva; da un po’ di tempo sono state introdotte anche altre variabili creative: tuffo con mantello di Superman, vestito da Ape Maia, da Mazinga Zeta, da Uomo Tigre…

La “clanfa” è endemica, e coinvolge tutti indistintamente. Ovviamente più si procede con l’età e più essa diventa spettacolare: il vecchio con catenella d’oro al collo, petto villoso sale e pepe, che effettua una “clanfa” con rutto, ad esempio, non lo trovi da un’altra parte. Ma c’è anche il bimbetto smilzo (mulèto), tipo ragnetto, che scodinzola in volo, l’obeso che sperimenta nuove leggi fisiche, la ragazzina (mulèta) del liceo classico figlia di paparino che atterra sullo specchio d’acqua di culo con grande soddisfazione degli astanti,  la zitellona (maràntega) che chiede attenzione, e con gesto atletico, dallo scoglio, si tuffa con tanga leopardato…

Da qualche anno è stata pure istituita l’olimpiade. È stata istituita perché la caratteristica fondamentale del “clanfatore” è che esso non vive senza il consenso. È pure un po’ insicuro il “clanfatore” capite?…  per cui non è che “sclanfa” così e se ne va… deve godersi un attimo il compiacimento altrui. Quindi c’è sempre un anfiteatro corposo di gente in febbricitante attesa, pronta a fare la ola.

Io detestavo le “clanfe”, perché da adolescente il mio asciugamano era posizionato sempre laddove si tuffavano i campioni, che spesso non erano neanche male, i campioni, solo che dopo qualche occhiatina maliziosa, la tribù oranga “clanfatara” si galvanizzava per il torneo e non si curava più né di me, né delle mie amiche, né degli altri bikini circostanti. Anzi, ti chiedevano pure di spostarti con tutto l’ambaradàn per avere più spazio nel lancio.

Un giorno mentre passeggiavo serena avvolta nel mio pareo con il gelato alla nocciola in mano, sono stata investita da un tipo che voleva effettuare una “clanfa” con rincorsa a trenta metri. È entrato in acqua con il mio pareo attorcigliato alla gamba ovviamente, mentre la pallina di gelato è finita sui capelli di una vecchietta. Oggi avrebbe preso un punteggio bestiale.

Mi è successo pure di vedere un tipo NUDO correre… ma per chilometri! … lungo il bordo e poi virare sul moletto e poi fare tipo un avvitamento laterale. Era proprio felice quando l’ha portato via la polizia.

Poi una volta mi sono azzardata a nuotare a rana nella porzione di mare destinata alle “clanfe”. Praticamente vedo un’ombra su di me tipo ufo. È un ragazzone di 120 chili che sta atterrando lì, esattamente dove sono. 120 chili di pura adolescenza. Su di me. Mi sono ritirata sul fondo tipo patella e oggi non so come son qua a raccontarvelo.

(…mentre vi dico tutto questo mi sto accorgendo che sto facendo davvero un ottima pubblicità alla nostra regione… venite in Friuli Venezia Giulia! c’è gente che rutta in volo!…)

Comunque…  col tempo mi sono riappacificata con la “clanfa” e ogni tanto ne faccio una anch’io e devo dire che all’entrata in acqua, agisce veramente come uno stupefacente. Davvero, energizzante e liberante e…

Ma poi cos’è, al fondo, la “clanfa”?  non è forse quel moto irrazionale ed edonistico verso cui la specie umana tende irrimediabilmente. Non è forse l’arte che alberga dentro ognuno di noi?

LA CLANFA È IL TUO VOLO.


Originale.
Unico.
Irripetibile.



Ed è per questo che da ultimo vi dico:


Microclisma: MAI fidarsi di uno che non ha mai “tirato” una “clanfa” in vita sua.

Buone vacanze a tutti!
A settembre.


Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

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