Microclismi

Noi, bambini degli anni Ottanta.

6 anni ago, Scritto da , Pubblicato in Blog

Oggi volevo ricordare a tutti questa cosa, che suoni come una sorta di monito: andare nelle cantine a scartabellare vecchie foto può non essere un’idea eccezionale. A pensarci bene è probabile che riaffiorino alla memoria immagini di cui non si aveva più memoria (e per fortuna aggiungo io). Ad esempio a me è capitato l’altro giorno di recuperare questo ritaglio di un Topolino del 1989 che mi ha drammaticamente ricordato come mia madre mi vestiva a 7 anni (è lei? sono io). Se penso agli anni 2000 e a mia sorella con i suoi leggings aderentissimi, la maglietta sberluccicante della Winks e la fascetta con fiocco in testa… sono invasa da un senso di invidia e malinconia indicibile. E mi chiedo: perchè i bambini nati negli anni Ottanta non hanno potuto godere di un po’ di sana estetica vestiaria? di colori? di perline? di inserti fashion?

Era l’era della tuta grigiotopo con la banda di elastico zigrinato sui polsi e sulle caviglie, quella che con il procedere dell’anno scolastico diventava sempre più lisa e sbiadita, era la fase del calzino lungo arrotolato tipo salsicciotto, e delle scarpe con le linguette stretch (o screch! che è più onomatopeico).

Ho chiesto più volte a mia madre perché mi vestiva così male e lei mi ha risposto sempre in maniera decisamente non soddisfacente: “perché i bambini devono stare comodi, perché i bambini sono tutti bellissimi e non hanno bisogno di essere infiocchettati, perché i bambini sono tutti uguali e non ci devono essere ostentazioni di status, perché preferivo darti la bistecca piuttosto che vestirti Armani Junior”. Insomma, tocca anche dire grazie alla mami, che mi ha salvato dall’anemia. Ad ogni modo se guardate le foto di classe dei bambini degli anni Ottanta sono tutti tristi, dimessi, stanchi, anemici, non li distingui da quelli del dopoguerra tanto per capirci. Di una bruttezza spaventosa, magrissimi o cicciotissimi, con dei tagli di capelli tremendi e con un’arietta disorientata e delusa che ti fa pensare ad un cumulo di infanzie infelici. Se vedo le foto di classe di mia sorella adesso, rimango sconvolta dalla differenza: bimbetti fighetti super trendy e belle bambine sorridenti con calzette ricamate… e nastrini… alla prima ora sembrano pronte per un programma della Clerici! Ecco perché era meglio non andare in cantina. Cavolo, ma come mi hanno mandato sul giornale? con una tuta coniglio? con la maglietta della salute? con la tenuta “ora di ginnastica e religione”?

Si può diventare famosi con quel colletto? ma ci voleva tanto a mettermi un vestitino? una camicina? e mettermi in una posa un pò più femminile?

Microclisma: quindi, se siete nati negli anni Ottanta frenate l’istinto del “…toh, potrei fare un pò di riordino di foto in cantina”…  andate a mangiarvi un gelato piuttosto.

Che poi se si va ancora più indietro (tipo agli anni ’60), si prende ancora più paura…

Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

13 Commenti

  1. Gabriele Gimmelli
      • Gabriele Gimmelli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *