Microclismi

La mia interpretazione di Barbie.

6 anni ago, Scritto da , Pubblicato in microestemporanee

Ho ritrovato la mia vecchia Barbie, e, affondando nei ricordi, riesco a ricostruire   le straordinarie sit-com che avvenivano più o meno vent’anni fa… nella ormai abbattuta casa in plastica rosa Barbie Zacchigna, a due piani, con ascensore, regalata dal nonno materno.  Sì, quando mi hanno regalato la prima Barbie bionda con vitino di vespa, ero davvero felicissima, era la risposta alla mia domanda: cosa farò da grande? Farò Barbie. E chi è Barbie? Barbie. E che lavoro fa Barbie? Barbie. E dove vive Barbie? Barbie, Barbie, Barbie. Cavolo, era la risposta definitiva a tutte le mie sfocate proiezioni future. Era immanenza, coerenza.

Dopo qualche settimana di gioco però, ricordo molto bene, mi coglie come un senso di insoddisfazione dato dal fatto che l’unica missione di Barbie nella vita era essere bella e seducente per sempre. Un pò statica come cosa a lungo andare… annoiata la pettinavo e le cambiavo i vestiti e la facevo ballare mettendola in tutte le posizioni. Poi le ho tagliato i capelli (…con mia madre che urlava non te ne compro un’altra con i capelli lunghi poi!!!), l’ho messa seduta, distesa, le ho girato la testa di 180 gradi per farle vedere il mondo, poi nel bidé per farle fare un po’ di nuoto, sul divano a guardare i cartoni con me… ma restava il fatto che era una donna fighissima e sola, in una casa altrettanto fighissima a due piani con ascensore. Allora mia madre mi aveva comprato il letto a baldacchino e la cucina (con un sacco di pentoline e posatine…), avevo l’armadio e la vasca a idromassaggio. Ma Barbie continuava a relazionarsi solo con sè stessa. Il vero problema di Barbie in effetti è che non aveva una vera missione, un tendere a, un sogno capito? Barbie era solo Barbie e a me mancava un principio di sana contraddizione.

Manifesto a mia madre il fatto che ho esaurito i monologhi per Barbie. E allora a Pasqua, insieme all’uovo, arriva Ken. Ken è fichissimo (diciamolo, a parte i capelli immobili con meches, ha un pettorale da brivido), si innamora sicuramente di Barbie ma, va detto, non aveva nemmeno un’altra casa perfettamente proporzionata a lui. Dopo qualche mese mi trovo di fronte a un altro problema: cosa può succedere tra due bellissimi chicosissimi che si amano infinitamente? Non mi divertivo in questo eden immobile di stasi totale: agio e bellezza, agio e belleza, agio e bellezza.

Spiego a mia madre che era il momento per loro di avere dei figli. D’altronde erano due benestanti. Mia madre compra i bambolini della famiglia Cuore e un giorno i fratellini (partoriti dalla Mattel per non causare inestetismi a Barbie), bussano alla porta di Barbie e Ken. Lì comincia ad esserci un po’ movimento perchè finalmente B&K erano diventati madre e padre… e potevano sgridare i figli e metterli in castigo, e separarli, e poi potevano fare dei discorsi educativi soprattutto, che mi piacevano un sacco, e perdonarli… non male, già meglio. Abbastanza soddisfatta sì.

A Natale la famiglia cuore mi ammazza di frustrazione. Dopo un pianto ininterrotto davanti al negozio mia madre mi regala Skipper. E con Skipper le trame finalmente decollano. Skipper comincia a fare la baby sitter a kenino e barbina, ma!!! sotto sotto, flirta di brutto con Ken, soprattutto perché Ken sorride sempre e quindi, diciamolo, può essere equivocato facilmente. In realtà è un bel po’ stronzetta Skipper (guardate qui sotto lo sguardo per cortesia…), perché oltre a concupire Ken, cerca contemporaneamente di diventare la miglior amica di Barbie.

Un giorno succede che Skipper bacia Ken. Barbie li vede, ed essendo BARBIE, li butta elegantemente fuori di casa. I due si buttano sereni tra i lego, affondano, e non ci chiediamo cosa combinano insieme. A quel punto però kenino e barbina cominciano ad avere scontri furibondi con Barbie che in effetti è troppo bella e perfetta per essere madre. Nei suoi pettinamenti ostenta un egoismo spaventoso e in casa si sente che le dinamiche sono cambiate. I due quindi fuggono e si buttano con le Polly Pocket. Nessuno li vede più. Temo siano finiti nel tubo dell’aspirapolvere, ma non voglio pensarci.

Insomma alla fine Barbie torna sola, resta lì, nella sua casa a due piani con ascensore, con il suo letto a baldacchino e le sue posatine, destinata a cambiarsi vestitini e pettinarsi per tutta la vita mentre il resto della banda diventa nomade per pianeta Stanza di Marta … socializza con Sbrodolina… dorme tra i peluche… si stende sul Cluedo… gioca a Monopoli… e vive un sacco di storie e di avventure e uniono passionali…. vi dico solo che l’orsetto Coccolino a un certo punto diventa il miglior confidente di Ken e che Skipper da un certo momento in poi vivrà sempre (e senza paura soprattutto), sulla spalla di Baby Mia.

Microclisma: Scusate, ma solo oggi lo realizzo, Barbie è davvero un giocattolo privo di drammaturgia.

 

Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

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    • Marta Zacchigna
    • Marta Zacchigna

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