Microclismi

Anal Fantasy (una storia vera)

6 anni ago, Scritto da , Pubblicato in Blog

Se vi dico che ho passato una domenica da cesso, voi non immaginate neanche che sono andata in giro per la città con un copriwater dissestato dentro a un sacchetto di nylon. E invece è esattamente quello che è successo.

Quando cede un copriwater, quando si rompe (e vi giuro che è accaduto così, di botto, senza che io facessi nulla di scabroso) ti fai questa semplice domanda:

“c’è un posto in questo fottutissimo mondo dove si può pensare di non avere qualche rompitura di coglioni? un posto di serenità, di quiete, di soliloquio con te stesso, dove puoi fare un meritato ahhhhhh… ”

Esiste?
No, non esiste, e che ingenuotta che sei ad averlo pensato!

Non c’è amore mio (mi dico da sola…). La tranquillità ormai è solo un luogo mentale sul quale focalizzarsi se sei abbastanza immaginativo, perché nemmeno quando ti siedi sul gabinetto di casa tua puoi contare su una qualsiasi forma di stabilità o certezza. Anche lì le cerniere possono venir meno, così improvvisamente, lasciandoti sul nudo vaso in ceramica. Grazie mondo.

Cosa faccio in questa splendido pomeriggio di domenica allora?
wow! brividi di lussuria! prendo le misure del copriwater.

E allora misuro la base, l’altezza, la circonferenza, gli angoli, la distanza dalle cerniere, il pi greco, i numeri interni ed esterni.

Cerco di ripetermi questa frase: “La vita è una cosa meravigliosa e ogni cosa è illuminata come dice Foer”. E aveva ragione!

Fierissima mi porto al Brico. Lì intercetto il tecnico area bagno di nome Marcel. Un fustacchione nero alto due metri e mezzo peccato che posso solo parlargli della circonferenza gabinetto.

A Marcel consegno il mio post it di misurazioni. Lui perplesso le osserva e scuote la testa dicendomi con molto tatto devo dire (probabilmente mi aveva visualizzato accartocciata con un metro intorno alla tazza del cesso), che ho sbagliato l’algoritmo e che tutte le misure che ho preso sono semplicemente inutili. Mi mostra allora come tratteggiare il disegno in modo tale da capire l’unica misura che interessa…



“Hai capito come devi misurare?”
“…”
“…”
“Ho capito che devo andare a casa e portarti il vecchio copriwater”
“No, ma guarda è facile… basta che mis…”
“No Marcel, tranquillo, ci sono giornate così, e bisogna saperle affrontare con molta calma e dignità e classe anche, tranquillo, Veni, Vidi, Vici.”

Torno a casa prendo la tavolozza, la metto in un nylon, esco per la missione.

A quel punto Marcel è molto contento di me, e comincia ad illustrarmi con cura il regno dei copriwater; c’è quello con i pesciolini in trasparenza, quello con un enorme spugna disegnata sopra, quello con la pellicetta rosa, quello color amaranto, stelle marine, ippocampi in rilievo, quello con un cane terrier sopra in posa da guardia. C’è la plastica! il pvc e il color legno! mille mondi colorati, mille citazioni, sui quali appoggiare il proprio culo? poi una rosa che si apre a raggera, stelle cadenti (tipo la notte stellata di Van Gogh) e ancora squaletti, farfarlline, draghi, pinguini.

“Marcel, scusami, sentirei la necessità di un avorio, di un santo color avorio!!

Bello.
Prezioso.
Uniforme.

Microclisma: mi è venuta in mente questo aforiclisma, che ho passato anche a Marcel il quale ha riso… ovvero: che siamo tutti nella merda e che non ne usciremo, e’ un dato incontrovertibile, pero’ è bello inventare mondi di fantasia nei quali guardarla sguazzare no? è più o meno quello che si fa in questo Paese da decenni no?… “Marcel! perdonami, ma in tutta onestà, io preferisco guardarla su fondo bianco!

p.s.  (e non vi ho parlato del mondo degli scopini).



Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

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