Microclismi

Quando mi sento Lester Burnham

6 anni ago, Scritto da , Pubblicato in Blog

Scusate, io vorrei veramente capire perché ogni volta che esco dall’Esselunga sono prostrata. Ogni volta, ogni stramaledetta volta, alle casse, cedono le dighe dell’autocontrollo e mi arriva un Vajont di frustrazione altrui. E tutti si incazzano: sei troppo lenta, riflessi deboli, poco ricettiva, non hai messo il separino “cliente successivo”, non hai posizionato bene le cose sul nastro, ti sei fermato a comprare delle gomme, delle pile, ma hai veramente dieci pezzi? Sei legittimato alla fila cestelli?

Allora l’altro giorno io sono nella solita fase circense del “giocoliere”: quello in cui devi consegnare la Fidaty, dare il bancomat, inserire gli alimenti nel sacchetto cercando di distribuire equamente il peso e stando attenta, contestualmente, che la scatola di tortellini Rana non perfori il sacchetto di mais ecologico, per poi ritirare la tessera, digitare il pin, ritirare il bancomat, ringraziare, sorridere.

Anche questa volta… devo ancora ritirare lo scontrino quando vengo invasa dalla mole della spesa del cliente successivo che cerca di darmi una culata per spostarmi, e cerca di velocizzare la mia fuoriuscita lanciando il carrello e allora io giù a recuperare le MIE bustine di zafferano finite sotto le SUE tagliatelle all’uovo… perché La Signora non poteva aspettare un secondo che io finissi di depositare quel cazzo di cestellino giallo su quella cazzo di piletta di cestellini gialli.

Faccio per andarmene, questa volta però, mentre sto andando via, la cassiera mi richiama, mi guarda con aria complice e mi mette nella mani due francobollini.

Capisco subito che sono dei punti per qualcosa e mi nauseo.

Mi nauseo perché io ormai ho questa sindrome che quando uno mi parla direttamente o indirettamente di sconti, punti, promozioni, io mi stanco subito, mi viene come uno spaesamento. Mi investe un senso di spossatezza indicibile, come se mi derubassero di tutte le mie energie in un sol colpo, e quando cominciano a spiegarmi cose, e a convincermi della convenienza dell’operazione o mi illustrano i regali possibili, estrazioni future, a me viene in mente la vignetta di Altan dove il protagonista è chinato con un ombrello nel culo. Lo vedo proprio. Subito. Taadan!

Ma alla fine dico sempre va bene, raccontate perché la rassegnazione vince su tutto: per cui mi accascio sulle buste di mais, lancio le card nella borsa sperando di ritrovarle forse un giorno, e ascolto Marina dell’Esselunga che mi spiega la promozione delle tovaglie in Fiandra, così Dio mi vede e domani mi riserva un posto.

Ma intanto comincio a corrucciarmi, ad annoiarmi, a dimostrare esplicito disinteresse per il set. Perché a me non mi fottono più già da un pezzo con la parola “set” (set di piatti, di tazzine, di posatine) specialmente da quando ho scoperto che mi costano meno nei negozi fighetti di cucina, i set.

…solo che mentre Marina parla, le persone in fila come colgono il mio disprezzo e la mia distrazione intorno all’argomento “tovaglie in Fiandra”, e allora la fila comincia a venirmi incontro e mi circonda! tipo gruppo di zombie… fanno manovra di accerchiamento:

“Perdoni, lei non fa i punti per le tovaglie?”
“Ehm, scusi, i punti… no le servono?”
“Non fa collezione dei punti?”
“Non le interessano le tovaglie in Fiandra?”

SEGUE:

“Scusi, ma ero IO dopo questa signorina, nella fila, per cui se permette chiedo prima io!”

DAL FONDO:

“Ma quanti sono? al limite li dividiamo?”
“Secondo me è giusto darli a chi ne ha di menooo!… ”

Una vecchietta mi piagnucola, un altro mi guarda con sguardo pietoso, una donna ha lo sguardo da cocker.

Insomma mi è venuto in mente Kevin Spacey in American Beauty quando si gira indignato verso la moglie e dice: “SO-NO-SO-LO-CO-SE, NON E’ LA VITA.” E stava parlando di un divano, non di una tovaglia. Peccato che non lo trovo su youtube.

Comunque io mi sono sentita come un piccolo messia, una profeta, qualcuno lassù mi ha chiesto di dare un segnale di buon senso a queste caprette smarrite e io me ne sono presa carico. Li ho osservati uno per uno, negli occhi, gli zombie del punto Esselunga, con la loro bavetta che sogna i set, le teiere, il tostapane, le tovaglie in Fiandra.

“Signori, vogliamo darci tutti una calmata per cortesia?, sono solo dei banali francobollini da attaccare su una cartolina con della colla Pritt per conquistare, forse, domani, un tessuto da riporre su un piano orizzontale con quattro gambe”. Siete sempre tutti di fretta qui con le vostre spese che mi incitate allo speed, e mò tutti inchiodati per due bollini? Questi punti che finiranno nell’immondizia appena arrivo a casa sono MIEI e non intendo cederli, mi dispiace, poi fiera come un tacchino ho riposto il prezioso grammo di celluloide in tasca pensando a questa scena dove la tovaglia mi sembra un’importante metafora:

Microclisma: E voi direte, ma perché sei stata così perfida? Cosa ti costava? E io rispondo che di questi tempi, di tanto in tanto, è giusto richiamare la gente al senso delle cose. In questo triste momento storico, non posso accettare l’ossessione per le tovaglie in Fiandra.



Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

5 Commenti

    • Marta Zacchigna

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