Microclismi

Amore Montenegro

6 anni ago, Scritto da , Pubblicato in Italioti

Lo dico? Lo dico. Io adoro la pubblicità del Montenegro. La amo proprio, perché confesso, quando sento quella voce ruvida e un po’ alcolica, piena di preoccupazione e di coraggio, ebbra di missione da compiere, io devo fermarmi e lasciarmi andare all’avventura dei tre boyscout cresciuti che salvano tutto. Devo: mi fermo, sempre, appena sento le prime note “eccitazione-Montenegro”, e sorrido, e sono autenticamente felice per i nostri impavidi ragazzi e quando lui dice “ma ce l’avevamo fatta…” con quel tono virile Indiana Jones, mi viene quasi un piccolo singulto di commozione, che vorrei andar lì a metter loro una coperta sopra le spalle e baciarli tutti. (specialmente quello con camicia quadrettoni di flanella e giacchettino beige anti vento).
Poi diciamolo, gli incipit sono sempre meravigliosi:

…il mal tempo si avvicinava, dovevo raggiungere i miei amici prima che il vento diventasse troppo forte…”
“…
le nostre ricercano erano durate mesi… ora quell’antico vaso andava portato in salvo…”
…la tempesta non si placava, dovevo rischiare, i ragazzi avevano bisogno di quel pezzo di ricambio…”

Non è cosi amabilmente anni ’80? Il Montenegro se ne sbatte che siamo nel 2011 e continua integerrimo con elicotteri che sorvolano mari, caschetti, atterraggi d’emergenza. Non è adorabile? Io ormai quando bevo il Montenegro sento il rumore delle pale di un velivolo e vedo quelle espressioni stanche e soddisfatte farmi l’occhiolino.

Ma qual è la cosa veramente straordinaria degli spot Montenegro? Che ogni volta cercano di essere un po’ più surreali del soggetto precedente. Ogni volta un gradino più folli, sempre un po’ più “Gli amici di Huston hanno un problema”. Dal pezzo di ricambio, siamo passati al cavallo imbragato fino ad arrivare al vaso etrusco. Ogni volta i cow boy mettono in salvo qualche cosa di assolutamente improbabile. Mi ricordo che tempo fa c’era anche la frase a suggello della mission… “non c’eravamo mai sentiti così uniti” che mi faceva sciogliere come un cioccolatino al sole. Poi ci sono sempre questi abbracci nella penombra, uno che con la mano simula il gesto dell’elicottero in planata, e poi tutta quest’atmosfera da “ehi, sei stato un grande!”, “no, se non ci fossi stato tu…”, “sei un amico, amico vero”, “amico tu!”, “no, non dire cazzate…” , “no, più amico tu!”… poi voglio dire con una regia fantastica… ci sono i campi e i controcampi anche, e le soggettive e le riprese lunghe, con un montaggio sincopato da brivido. Dai, è una pubblicità fantastica, anche perché ci fa sentire tutti un po’ sfigati a noi plebaglia, che, diciamolo, non vantiamo amici flanellosi che salverebbero un quadrupede incastrato in un dirupo.

La vera figata è che c’è sempre una cosa molto pericolosa da fare, pericolosisssssima, eccitante, super-iper-mega-avventurosa. L’altro giorno appena sento  partire il motivetto penso (cavallo, vaso o pezzo di ricambio?). Barcone di suonatori. Barcone di suonatori?

Per cortesia: “…Dovevamo raggiungere i nostri amici, il loro barcone con gli strumenti era in panne… il concerto era a rischio…”. Perché ci sono dei suonatori su una zattera in mare aperto? con un pianoforte? cosa stanno facendo? c’è anche uno che guarda in lontananza con il suo vestito pinguinesco se arrivano… e poi esultano in maniera fintissima quando li vengono a prendere…  no guardatelo, perché non ci sono parole, non c’è consolazione. Non è tremendamente avventuroso… è solo triste. Uff.

 

 

 

Microclisma: Ci sono delle cose, delle piccole cose, che vorrei non cambiassero mai. Una di quelle era l’atmosfera avventurosa e surreale Amaro Montenegro Sapore Vero. Me l’hanno distrutta.

p.s. Su Facebook c’è pure una comunità che si chiama: “Ma i ragazzi avevano bisogno di quel pezzo di ricambio“, mi sa che mi iscriverò.

Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

4 Commenti

    • Marta Zacchigna
  1. Gabriele Gimmelli

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