Microclismi

La coscienza di Zena (prima parte)

5 anni ago, Scritto da , Pubblicato in Blog

– Ogni anno il 2 gennaio io decido che smetto di fumare
(il primo no perché mi sembra poco originale).

– Ogni anno il 3 gennaio io decido che ricomincio a fumare, ma pochissimo, solo dopo i pasti perché sono una persona forte e volitiva ma che sa anche cedere alla tentazione con misura, stile e intelligenza.

– Ogni anno il 6 gennaio vengo colta da senso di colpa e fallimento perché da tre sigarette sono passata a otto, e ne desidero altre otto, nonostante mi sia comprata una tavoletta 99% cacao per l’Epifania.

– Ogni anno il 10 gennaio sono molto arrabbiata, anche se non riesco ad identificare bene l’oggetto del mio rancore, e quindi torno a fumare come prima del 31 dicembre guardandomi allo specchio con un filo di autocommiserazione mista a pietà laica.

– Il 15 gennaio apro La Coscienza di Zeno e leggo questo estratto sottolineato in rosso:

“Adesso che son qui, ad analizzarmi, sono colto da un dubbio: che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l’uomo ideale e forte che m’aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente. Io avanzo tale ipotesi per spiegare la mia debolezza giovanile, ma senza una decisa convinzione. Adesso che sono vecchio e che nessuno esige qualche cosa da me, passo tuttavia da sigaretta a proposito, e da proposito a sigaretta. Che cosa significano oggi quei propositi? Come quell’igienista vecchio, descritto dal Goldoni, vorrei morire sano dopo di esser vissuto malato tutta la vita?”

– Ogni anno poi chiudo il libro, lo appoggio sul comodino e penso che posso farcela. Che devo farcela. Poi comprendo tutta la violenza e la mortificazione che dovrò infliggere alla mia voglia di fumare. La comprendo benissimo e mi intristisco. A quel punto penso che dovrei avvisare i miei amici in modo tale che si rifiutino categoricamente di offrirmi una sigaretta. E penso al fumo come a una grande stanza con un mostro dentro. E a quel punto mi viene in mente Gene Wilder:

… non importa quello che sentirete! non importa se io vi chiamo e vi prego! non importa se mi metterò a gridare in modo terribile….voi non …

Infine ascolto Cantico dei Drogati di De Andé, e mi distruggo di malinconia.

Microclisma: Appena smetti di fumare, sei invaso dalle citazioni. Sarà l’ossigeno che attiva i ponti sinaptici?

Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

4 Commenti

    • Marta Zacchigna
    • Marta Zacchigna

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