Microclismi

Qui si accetta una mano.

5 anni ago, Scritto da , Pubblicato in Blog

Sotto casa mia (a Trieste) c’è il mio tabaccaio di fiducia. È un esempio perfetto di pura triestinità: lavora con un senso di noia e fatica indescrivibile e non vede l’ora che arrivino le sette per andare a bere lo spritz con il vecchio compagno di scuola. Dolce, pacato, mite, temperamento introverso. Buon ragazzo di periferia che sorride spesso ma ha tutto un suo mondo interno inaccessibile. E per fortuna. 
La sua clientela fissa è la seguente:

– una combriccola di ubriaconi simpaticissimi che intorno alle otto di mattina vanno a comprare due pacchetti di MS dure con il tavernello sotto l’ascella.

– la proprietaria della latteria vicina che esce con le Crocs per far scorta di Marlborini. Stupisce l’andazzo con cui entra nel Sali e Tabacchi, praticamente come fosse il suo bagno privato… così, annodandosi la vestaglietta con il suo capello untuosetto.

– il marito della cartolaia, dall’altra parte della strada, che deve sempre discutere della cronaca locale con TUTTI gli esercizi contigui compresa Carla (Fiori) e Ornella (Parrucchiera).

– i bambini che entrano per rubare le caramelle gommose e poi scappano via e lui non ha neanche la forza di inseguirli per cui dice solo sommessamente “so’ ragazzi”.

– una vecchietta facoltosa con la patologia certificata del Gratta e Vinci che passa lì almeno sei-otto ore al giorno: vince un casino e poi perde regolarmente tutto e si allontana bestemmiando.

– raramente io, che entro per comprare fieramente il mio Piccolo giornale locale assieme a un pacchetto di Daygum.

Bene. Ieri scopro che “mi” hanno rapinato il mio tabaccaio! Con un’ascia! nella piccola e ridente Trieste!
La donna, quella strattonata dico, è chiaramente quella del Gratta e Vinci.

Articolo:

“Il bandito ha estratto l’accetta da sotto la giacca a vento e poi per essere più convincente nei confronti del tabaccaio l’ha scagliata sul bancone.
Il titolare, Stefano Ceppi, terrorizzato ha consegnato tutto quello che aveva in cassa, poco più di 2mila euro.
Una donna che in quel momento si trovava nel negozio ha urlato spaventata e il malvivente l’ha presa per il collo strattonandola. Il colpo è stato messo a segno l’altra sera attorno alle 19.30, pochi minuti prima della chiusura. Racconta il tabaccaio: «Al momento non mi sono neanche reso conto che la persona che si è presentata davanti fosse un bandito. In testa aveva un passamontagna e – considerata la giornata fredda e con la Bora – non l’ho ritenuto un fatto inconsueto. Tant’è che quando ha detto:“Dammi i soldi, questa è una rapina”, io gli ho risposto, “Ma va là, non fare lo stupido”». Ed è stato a questo punto che l’uomo ha estratto l’accetta da sotto una giacca di colore nero con il cappuccio e per far vedere che non stava scherzando e che quello non era uno scherzo d’anticipo del carnevale, ha estratto l’accetta e l’ha scagliata con forza sul bancone. Poi perentorio ha ripetuto: «Dammi i soldi. Oppure ti taglio le mani».

Microclisma: Citando De André mi vien da dire che qualche rapina, senza pretese, l’abbiamo anche noi in Paese.

p.s. Un triestino sagace commenta “Non è che c’era un cartello fuori con su scritto:  qui si accetta una mano?”.
L’ironia macabra della Tergeste.
Adorabile.

Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

1 Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *