Microclismi

Sconnesso, ma con magia.

5 anni ago, Scritto da , Pubblicato in microestemporanee

Pubblico questo raccontino (sconnesso, ma con magia…), che ho scritto alla fine di una serata alcolica

Microclisma: quando l’anzianità tecnologica di un oggetto, ti ricorda la tua.

Play

In macchina ho trovato una musicassetta.
Era nel tasca della portiera.
Una musicassetta, che parola lunghissima: quanto tempo si perde a pronunciarla.
Non è come Mac o iPod.

Il pensiero vola alla libreria di mia madre: parallelepipedi accostati gli uni agli altri: Gaber, Jannacci, i Rolling Stones e i Beatles con le loro copertine anni Sessanta.
A ripensarli adesso sembrano reperti biologici da metter sotto formalina.
Mi ricordo il primo mangianastri di casa. Sony. Il regalo dei miei 8 anni.
A tutto questo penso prima di prenderla in mano, la musicassetta, con un gesto controllato, quasi romantico.

C’è un’ossequiosa distanza, una riverenza tecnolgica per quel dispositivo che, come certi
vecchi, ti commuove per il suo essere antico e ridicolo allo stesso tempo.
La afferro e la rigiro tra le dita.
Una consistenza di cui avevo perso memoria.

Plastica dura.
Nera.
Pesante.
Angoli.
Spigoli vivi.
Buchi attraverso cui sbirciare.

Non ha la perfezione saturnina di un CD, la sua noiosa rotondità, la musicassetta è
frastagliata, irregolare, invecchia come noi.
La apro come uno scrigno e ritrovo la magia dell’etichetta interna: Leonard Cohen.
È una sferografica a inchiostro blu. Una calligrafia che non conosco; la elle di Leonard
ha un tratto barocco, l’acca sale lunga, elegante.

Sfilo la cassetta dalla custodia.
Si apre e fa un cigolìo: “u-iii”

Estraggo il piccolo animale rettangolare. Mi guarda con  gli occhi vacui  di una star che è rimasta sola. Un’attrice a fine carriera, decadente e meravigliosa, con la cellulite e il trucco sbavato.

La infilo nel mangianastri.
Mangianastri.
Altra parola lunghissima.
Si sente che c’è stato un tempo in cui la vita andava più piano.

Un ponte meccanico la inghiotte. Una bocca vorace di storie e canzoni.

Sento cli-ck.
Forte e chiaro lo sento, un singhiozzo improvviso.

Cli-ck: è una spinta meccanica, un fruscìo che mi fa pensare al mondo organico, fshhhhh…
fluido come sangue che corre.

Dietro al rumore del nastro che gira, ruota, si contorce, sublima la voce di Cohen.

Non so se è la polvere depositata dal tempo o il timbro vocale così alcolico… il tabacco… quella ruvidità che si spande per l’aria. È una porosità squisitamente imperfetta che si attacca al finestrino e scivola giù come una lacrima sporca. E vedo la musica.

“…New York is cold, but i like where i’m living … there’s music on Clinton Street all through the evening…”

E Sento New York.

E Respiro Clinton Street.
“…I hear that you’re building your little house deep in the desert you’re living for nothing now, i hope you’re keeping some kind of record…”

Forward
(fsshhhh)
Stop.
Play.
“…the last time we saw… you looked so much older your famous blue raincoat was to…”
Forward
(fsshhh)
Stop.
Play.
“…and when she came back… she was nobody’s wife. Well i se…”
Rewind
(sfffhhh)
Stop.
Play.
“…to meet every train… and you came home without Lili Marlene…”
Ipnotico.
Stop.
Schiaccio. La musica si ferma. Play, schiaccio. La musica riparte.
C’è qualcosa di oscenamente erotico nell’ascoltare una musicassetta.
L’ipod è così pornografico invece. Brutale. Scoperto. Sempre disponibile.
Tutto.
Subito.
Quando vuoi.
Quante volte vuoi.
Sempre identico.
Adesso la musica finisce ma il nastro non si ferma.
Coda necessaria e dolorosa, la parte non incisa.
“………………………………………………………………………………”
C’è un altro cli-ck, come una piccola morte fisica.
Stop.
Eject.
E cade in una mano, la musicassetta.
Songs of love and hate. 1971.
Bella, vera, come una poesia meccanica che decade e si corrompe alla stregua di un corpo vivo. Con i graffi della sua storia personale, le stonature della banda magnetica,
l’inceppamento sempre possibile.
Ed è imprevedibile come la vita la musicassetta.
Ha motivo di fermarsi in qualsias.
Anche adesso.
Con la punta di una matita puoi riavvolgerla o estrargli l’anima.

Adesso ho sfiorato il mio iPod.
Si è aperta una luce blu.
Musica.
Artisti.
Lettera L.
Album.
Songs of love and hate.
Traccia.
Posso azionare Leonard Cohen in un tempo brevissimo, ma non trovo la sua voce mortale.
È ridotta così, a un silenziosissimo touch.
Stop.
Eject.
Si sente che manca il lato B.

Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

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