Microclismi

Slow Please

6 anni ago, Scritto da , Pubblicato in microestemporanee

Sono una persona estremamente tollerante, comprensiva, paziente, poco incline all’ira. Però c’è una cosa che non riesco proprio a gestire emotivamente ed è quando nei bar/ristoranti/pizzerie di Milano – specialmente all’ora di pranzo – ti portano via il piatto mentre stai mangiando o ti ronzano intorno mentre sei lì che ti godi un meritatissimo, ma soprattutto costosissimo, pranzo fuori sede.

Allora prima di tutto, devi scegliere quello che vuoi IMMEDIATAMENTE e IMMEDIATAMENTE devi comunicarlo. La fase in cui sfogli, leggi, pregusti, ti confronti con l’amica sul cosa mangiare, è una roba che indispone e irrita. Perché sei leeeento e poco proooonto e la gente non ha tempo da perdere con te che sei semplicemente una sbiadita unità pagante.

“Prego?”
“…”
“…”
“Allora, io vorrei… dunque… avevo letto  questo che mi sembrava interessante…”
“Vuole che torni fra cinque minuti forse?”
“….?”
“No, non voglio che torni fra 5 minuti forse, voglio che mi ascolti… stavo dicendo… l’insalata di pollo…”
“Ah ah no perché mi sembrava che fosse indecisa ancora… per quello le ho detto…”
“Sì in effetti ero indecisa signorina. Ecco, vengo qui per permettermi cinque minuti di indecisione dentro a una vita che mi chiede di essere sul pezzo 24 ore su 24. Il motivo profondo per cui io sono qui è esattamente quello di avere un dubbio, una piccola insicurezza…così… e pensare magari questo… magari quello… o forse quell’altro… ”
Bene.
Arriva il pane. Arriva l’acqua. Arriva la birra.
Allora la logica è che il pane devi mangiarlo IMMEDIATAMENTE, quanto più possibile, perché quando arriva la pietanza (non si capisce perché…) te lo portano via.

“Porto via il pane?”
“Mah non so, l’hai portato qui, non abbiamo ancora avuto modo di mangiarlo ma se vuoi portalo via… ”
“Ah, allora glielo lascio…”

Cinque minuti dopo.

“Il pane, glielo porto via?”
“No grazie, lo teniamo…”
“Porto via?”
“Mah, veramente…”
“Allora lo lascio”

“Serve ancora il pane?”
“Prenda il pane. Eccolo. Porti via il pane. Ci interessa il pane a noi? No, grazie, via!”

Arriva da mangiare.
Allora non esiste che ti fermi, che mangi, poi parli, poi bevi un po’, poi appoggi un attimo le posate e poi respiri un attimo, no. Si aspettano che tu ingurgiti il piatto, meglio se lasci intonse le posate e poi magari…  se glielo pulisci ben bene con la scarpetta!

“Ha finito?”
“…”
“…”
“Le sembra che ho finito?”
“No perché magari non mangiava più…”
“Guardi le faccio una piccola confessione: sono venuta qui con l’idea di mangiare… essendo questo un ristorante…”
“No perché l’ho vista che parlava… pensavo avesse finito!”

Dopo dieci minuti.

“Porto via?”
Mi volto. Guardo il locale, lo osservo in una lunga panoramica e mi accorgo che siamo in sei e nessuno sta aspettando un tavolo.

“Le porto via il piatto?”
“No, lo vede questo piccolissimo pezzo? È mio, lo mangio fra cinque minuti. Questo è il mio ultimo piccolissimo bocconcino e io lo difendo strenuamente. Lo lasci in pace. Non si curi di lui per cortesia.”

La mia amica finisce di mangiare. Ingoia l’ultimo boccone, beve un sorso di birra.
“Certo che anche tu Marta… mangi con una lentezza…”
“Desssssssert?”
“…”
“Tiramisù, cassata siciliana e forse abbiamo ancora un tartufo!”
“No grazie, preferiamo aspettare un attimo”
“Ah okay…”

“Avete scelto?”
“Scelto cosa?”
“Il desssssert!”
“Non lo vogliamo il dessert”
“Allora un digestivo, un gelato qualcosa?”
“No grazie, niente”
“Allora porto il conto?”
“Porti il conto”
Va, torna, poggia lo scontrino sul tavolo.
“…”
“…”
“…”
“Sonoooooo 22 e 90… accidenti ha 50 euro.. no, è che speravo li avesse giusti… uff… uffa.. uffa…. Giovanniiiiii… hai da cambiare 50 euro…?!?!”

Microclisma: Perché la gente non si dà una calmata e non si rilassa? È un pensiero costante che faccio almeno dieci volte al giorno. Perché la gente non si dà una sana calmata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

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