Microclismi

Si stava meglio quando si stava peggio

5 anni ago, Scritto da , Pubblicato in progetti

Pubblico il commento che è stato inviato a microclismi il giorno dopo la pubblicazione dell’articolo. E rispondo.

Cara ragazza,
il tuo libro – mi permetto di darti del tu perchè potresti essere mia figlia o mia nipote – è già stato glorificato dal quotidiano cittadino ancor prima di aver visto la luce. Eppure ti lagni che non c’è spazio per i giovani e il tuo “Sfogàti” sembra essere una summa di lamentele delle nuove generazioni viziate di oggi, coccolate e blandite dai media e dalla pubblicità che le assumono a modello per la nostra decadente società.
Se il tema è lo sfogo, allora permetti un piccolo sfogo anche a una vecchia brontolona che in gioventù ha vissuto tempi ben più difficili di quelli attuali. Tu dipingi un quadretto di giovani super-impegnati, prima nello studio e poi nel lavoro, votati a farsi una famiglia quanto prima, ma a questo impossibilitati perchè sottopagati.
Scusa se te lo chiedo, ma sono gli stessi giovani super-impegnati che affollano la riviera triestina da maggio a settembre? Le stesse giovani super-impegnate che sgambettano poco vestite negli onnipresenti concorsi di miss, sognando lo sfondamento come modelle? Gli stessi giovani super-impegnati che vagano ciondolanti di sera e di notte da un bar all’altro, disturbando il sonno altrui? Le stesse giovani super-impegnate che fanno da appendino mobile a marchi da centinaia di euro l’uno, e non si capisce come hanno fatto a comprarli? Gli stessi giovani super-impegnati che hanno l’auto propria ancor prima di iniziare a lavorare? Le stesse giovani super-impegnate con il cellulare, ah no, scusa, lo smartphone, quello ultimo modello, in attesa di passare al successivo ultimo modello? Gli stessi giovani super-impegnati che si fanno prendere casa dai genitori o nella loro casa ci piantano le radici fino alla soglia dei quarant’anni? Le stesse giovani super-impegnate che divorziano quasi prima di sposarsi e, invece della famiglia, si tengono la casa e gli alimenti, piazzando il figlio a casa dei nonni per tornare alle scorribande notturne? Le stesse e gli stessi giovani super-impegnati che se non vanno in vacanza casca il mondo e tutti depressi giù per terra?
Quando avevo la vostra età si era meno pagati di voi oggi, ma questo non impediva di farsi una famiglia perchè a quel valore profondo si sacrificavano tutti quei superficiali vizietti che, in piccola parte, ho descritto in precedenza. Oggi quei vizietti sono diventati il vero scopo della vita dei giovani, sfogàti sì, ma proprio da quei capricci, e risfogàti dalla lagna di non poter avere tutto e subito, senza quei sacrifici che forgiano il carattere, fanno diventare adulti e hanno permesso alla mia generazione di migliorare così tanto la propria condizione di vita. Ringraziandoti dell’eventuale disponibilità ad ospitare un’opinione diversa dalla tua, ti saluto affettuosamente”.
Franca C. Porfirio

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Gentile Franca C. Porfirio,

Come anticipato pubblico con piacere lo scritto che mi ha inviato perchè credo sia sempre interessante e costruttivo dare spazio al pensiero divergente. Sfogàti stesso vuole essere il punto di partenza di un pensiero divergente: se la concedo a me stessa una riflessione alternativa, diversa, non posso sicuramente permettermi di oscurare quella degli altri.

Percepisco dal suo commento un certo impetuoso fastidio, condito con buona dose di “revanscismo”, una sorta di orazione nostalgica “dei bei tempi andati” contrapposta alla certificata deriva delle generazioni contemporanee. Non so se questa cosa faccia bene, sia un buon punto di partenza intendo, per trattare il tema del precariato e dei suoi condizionamenti. Lo trovo forse un po’ distanziante e generalizzante e riduttivo. Dario che mi ha consegnato la sua storia l’altro giorno vive con un assegno di disoccupazione e spedisce trenta curriculum al giorno senza ottenere nemmeno un colloquio. Non credo gli interessi il tema del com’eravamo. Credo non interessi a nessuno quando devi pagare la bolletta del gas.

Ad ogni modo rispondo volentieri alle sue “suggestioni” e alle sue domande.

Innanzitutto Sfogàti non è un libro ma un’operazione editoriale che concluderà domani (per modo di dire), in una pubblicazione. Nell’articolo, se fa attenzione, si parla di un blog e di testimonianze che mi arrivano sotto forma di racconti. Le assicuro che sono tutt’altro che “una summa di lamentele delle nuove generazioni viziate di oggi”. Alessandra ha un bambino di 26 mesi da tirare su da sola, e non si lamenta, anzi, dopo averlo portato all’asilo, va a lavorare per 650 euro al mese. Enrico ha una borsa di Studio in Storia ma per vivere lavora sulle ambulanze. Marta da tre anni lavora come stagista percependo un compenso pari a 0. Faccio un po’ di difficoltà ad interpretare questa sua frase, detto in tutta franchezza.

Ad ogni modo quando Sfogàti sarà pubblicato e avrà modo di leggerlo, se vuole, ci beviamo un caffé e ci confrontiamo relativamente all’etichetta da dare a questo libro (sempre che abbia un senso dargliene una). La questione dei media, della pubblicità e soprattutto la questione della “decadenza” forse sono troppo grandi da affrontare qui e comunque credo che Sfogàti non abbia molto a che fare con questo tipo di argomenti tantomeno sul tema dei “tempi più difficili di quelli attuali”: né io né lei abbiamo la giusta distanza storica per poter mettere a raffronto (qualora fosse possibile) il livello di difficoltà di due o più generazioni.

Poi, la rassicuro su questo: io non posso dipingere proprio nessun quadretto perchè il quadretto si forma progressivamente con i racconti che arrivano. Mi sembra tuttavia che il problema della disoccupazione e della crisi economica sia piuttosto reale. Le cifre sono spaventose a mio avviso ma forse su questo non siamo tutti dello stesso parere.

La riviera triestina è molto bella quando è piena di persone. Se ci pensa il mare di Trieste è ancora gratuito. E’ per questo che ci va tanta gente. Ma Sfogàti ha un respiro nazionale e non vorrei che gli Sfogàti di Bologna non cogliessero il suo riferimento. Le miss che “sgambettano poco vestite sognando lo sfondamento come modelle” non credo siano il target principale a cui mi rivolgo e non credo nemmeno siano così tante da poter interpretare una generazione.

Sui bar le dico una cosa: lo sa che la disoccupazione ha incentivato l’alcolismo tra i giovani? Forse quel ciondolamento ha a che fare con la depressione? Con lo spaesamento? Con la perdita del senso? Butto là (sempre la questione del pensiero divergente…).

Sulle firme: io ho un cappottino Armani che mia nonna mi ha regalato nel lontano 2001 per la mia Laurea. Se lei mi vede per strada con quello ci crede che la mia bolletta slitterà di altri 30 giorni perchè altrimenti devo tornare a mangiare il minestrone a casa di mia madre? Magari no, ma io le assicuro che è così.

Infine, mi perdoni, me lo lasci dire, la retorica del “forgiare il carattere”, il paternalismo dell’ “imparare a diventare adulti”, lo stereotipo del “tutto e subito” hanno portato a mio avviso a danni irreparabili per la nostra generazione che ha dovuto invece rivoluzionare e spesso snaturare il carattere pur di sopravvivere, invecchiare prima di diventare adulta, e abituarsi ad avere poco e con grandissimo ritardo.

Ad ogni modo, se posso darle un consiglio: accenda la tv ogni tanto (lo so è terribile, ma il telegiornale per quanto sfalsata fornisce ancora qualche notizia sul mondo), parli con qualche giovane laureato ciondolante, lasci sfondare le miss beate loro, legga e vada oltre al Castello di Miramare.

Credo che certe visioni la potrebbero convincere più di questo mio scritto.
Fuori dalla sonnacchiosa e salottiera Trieste c’è un mondo di cui forse Lei non ha piena contezza.

Ancora grazie per il suo intervento. 

Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

23 Commenti

  1. Franca C. Porfirio

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