Microclismi

Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume

5 anni ago, Scritto da , Pubblicato in Blog

Ringrazio tutti quelli che stanno intervenendo e in particolare Enrico che non solo mi ha dato nuovi spunti di riflessione ma che mi fa anche capire un’altra faccia di “Sfogàti”.

Enrico ha toccato secondo me una questione di fondo che vorrei approfondire: io ho il massimo rispetto per la visione della Signora Franca, ho rispetto per la generazione che partoriva sotto le bombe e mangiava scorze di patate. Ho rispetto per il portato di quelle sofferenze, per le tragedie indicibili che sono state di un periodo storico precedente e la cui memoria deve essere non custodita, PRESIDIATA.

Quello che  non mi piace dell’intervento della Signora Franca è il tono paternalistico e “bachettone”, il “noi-voi” per l’appunto,  il rancore che si percepisce tra le sue righe e sul quale secondo me è bene interrogarsi.

Certo che ci sono i giovani ciondolanti, le giovani veline e il vuoto pneumatico. Lo vediamo tutti. Non credo ci sia bisogno di parlare di quello dal momento che ne siamo invasi. C’è bisogno di parlare di una crisi dei valori? Abbiamo bisogno di scendere in strada e vedere un figlio di papà strafatto di cocaina per dire “oddio che cosa succede?”

Il punto è che chi ha i capelli bianchi deve prendersi una responsabilità generazionale ed elaborare un pensiero profondo e articolato (individuale e collettivo) sul passato, e sul presente, un pensiero che esuli da una contrapposizione sterile che annienta qualsiasi continuazione dialettica.

Se la generazione della Signora Franca era così “integra”, che cosa è successo? Questa integrità non è stata trasferita? È stata rapinata da qualcuno? È stata volontariamente soppressa?

Queste sono le domande da cui partire secondo me.

Che tunnel abbiamo intrapreso? Quali dighe non hanno tenuto? Chi doveva controllarle e proteggerle?

Questo allora è il punto.

Noi non abbiamo avuto la Guerra, no. Noi abbiamo avuto il Berlusconismo (qualcuno in tempi non sospetti lo aveva definito un golpe etico, una dittatura ideologica che ci avrebbe paralizzato per vent’anni e mi sembra sia stato effettivamente così). Abbiamo visto un Paese spegnersi culturalmente, intellettualmente, economicamente, ad una velocità ultraterrena.  Ci siamo ritrovati con delle categorie inefficaci ad affrontare la realtà che stava subentrando, con delle “consegne” (quelle dei nostri padri) che non sortivano più effetto, che non erano più applicabili; abbiamo visto nascere e prendere terreno ideologie spaventose, retrograde e la nostra vita ordinaria anno dopo anno è rimasta intrappolata in un’atmosfera mortifera e depressiva che ha fatto proliferare l’individualismo, che ha atomizzato la famiglia, che ha ucciso il senso di una collettività, generato climi di paura e scatenato la violenza. È mancato il senso della sicurezza e non c’è stato controllo sulle conquiste di ieri (di questo dovremmo parlare): gli articoli della Costituzione sono stati violati e la reazione è stata di stupore e momentanea indignazione, poi le nebbie.

I  giovani di oggi sono talmente spaesati da queste improvvise “inversioni” rispetto alle eredità di valore che ci sono state passate, che non sono nemmeno più in grado di fare massa critica, non hanno più capacità reattive, non trovano complicità tra di loro.

Qua siamo.

E la risposta a questo non può essere “ai miei tempi” perché il tempo è ADESSO e gli strumenti per uscire da questo orrore dovremo trovarli noi (con l’aiuto del Vostro contributo critico), per garantire un futuro a chi verrà, ai nostri figli. E se noi abbiamo la responsabilità sul futuro, il passato deve necessariamente averla su di noi.

Non facciamo l’errore di sovrapporre il concetto di anzianità con quello di autorità indiscutibile.

Abbiamo studiato la guerra sui libri di Storia e non l’abbiamo fatta. Questo non implica una riverenza aprioristica nei confronti di chi l’ha vissuta in prima persona.  I nostri figli (forse, magari, speriamo) non conosceranno le implicazioni  socio-antropologiche e politiche della “dittatura” ideologica berlusconiana, noi gliene parleremo ma non sarà giusto dire “ai miei tempi non si trovava nemmeno un lavoro… “ perché i loro tempi avranno un altro disegno, un altro destino.

I contemporanei (in questo caso parliamo dei trentenni di oggi) possono “studiare”, “apprendere”, “conoscere” il passato ma ragionano con delle categorie che appartengono al loro segmento storico. È la legge del mondo.

I nostri figli (se li avremo), avranno altri problemi e il nostro compito sarà quelli di provare a capirli, di provare a comprenderli nella loro natura e nella loro origine mettendoli in relazione con i nostri ma senza la pretesa che ci venga riconosciuta astrattamente un’autorità o peggio un primato  “di sofferenza” rispetto ai loro tempi.

Quando parlo di “distanza storica” parlo di questo. Qualche capello bianco ce l’ho anch’io, ma non andrò da mia sorella piccola quando avrà trent’anni a dirle “ai miei tempi c’erano i valori!”. Ho la responsabilità di consegnarle delle cose e di lasciarla andare libera in quello che sarà il suo tratto di vita.

E questo non c’entra con quanto sei vecchio ma con quanta saggezza hai accumulato nella vita. E i giovani quando c’è saggezza, ascoltano. Ma bisogna stare attenti a non confonderla con il paternalismo astioso.

Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

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