Microclismi

Il fazzoletto ripiegato in quattro

4 anni ago, Scritto da , Pubblicato in microestemporanee

Questa mattina ho preso l’autobus. Sono salita con le mie cuffiette e l’Ipod e la mia borsa piena di tutte quelle piccole cose inutili che ci fanno sentire sicuri. Mi sono seduta vicino ad un anziano signore, distrattamente. Era l’unico posto libero.

Fermata dopo fermata, noto la fermezza del corpo che mi sta accanto, nemmeno un movimento, nonostante l’oscillazione della corsa, quasi una stasi dell’anima. Mi accorgo che il suo pantalone a costine è liscio, noto la scarpa consunta. Anche quella calza blu con elastico molle ha avuto stagioni migliori. Risalgo con lo sguardo, la camicia è macchiata. La giacca ha l’aria di essere stata sulle spalle di più persone. Gli guardo le mani: una abbraccia una borsa ecologica quasi sfondata (rispetta la natura), giallo canarino. L’altra stringe un fazzoletto di stoffa quadrettata.

Piange questo Signore. Si asciuga le lacrime. Forse perchè è il 28 del mese e la pensione minima è finita da un pezzo. Si accorge che lo sto guardando, e che sono turbata di avere la disperazione così vicina. Cerca un contegno in quel fazzoletto ripiegato in quattro, e si rannicchia come nella vergogna per una debolezza non più condivisibile.

Gli sono rimasta accanto senza dire nulla, ma ho sentito il suono muto di quell’abbandono alla tristezza invernale, che non cerca più consolazione e che chiede solo gli sia risparmiato qualsiasi slancio compassionevole. Vado al discount, a fare la spesa, come tutti, come tanti.

Ieri ho letto sul giornale che una quindicenne si è sparata. Qui, nella mia città, vicino al mare. Ho un déjà vu. Deve essere successo anche qualche mese fa. Un’altra ragazza. Se ne era parlato.

Allora oggi ho pensato a questo, mentre tenevo la fronte appoggiata al finestrino dell’autobus 22 che dall’Ospedale porta alla Stazione Centrale, mentre vedevo il mio alito appannare il vetro e sentivo il singulto di un settantenne triste a pochi centimetri da me.

… ho pensato che un Paese dove gli anziani piangono con le borse della spesa vuote, e gli adolescenti si ammazzano nella stupita, indignata sorpresa generale, è un Paese che ha perso la scommessa con la Storia. Io vorrei portare la classe politica tutta dentro a quell’autobus delle otto e trenta a fargli fare un bel giro. Portarla al Discount e far mangiare loro un tonno di qualità scadente, direttamente dalla latta. Mostrargli la dignità di quel fazzoletto quadrettato di stoffa ripiegato perfettamente in quattro porzioni identiche, memore di tempi migliori. Così come vorrei che tutti ci fermassimo per un giorno, e ci chiedessimo, tutti insieme, in quale buio nero più del nero abbiamo trascinato il futuro.

Microclisma: E adesso vado a lavorare.

Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

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