Microclismi

Trenitalia e l’eterna odissea del ritorno

5 anni ago, Scritto da , Pubblicato in frecciarotta

È vero che la primavera è iniziata. Ma è vero anche che ad aprile dalle nostre parti nevica un anno sì e l’altro anche, quindi non riesco a comprendere perché ogni volta questo ‘allarmone meteo’ che paralizza la rete ferroviaria. Riusciremo un giorno a interiorizzare il fatto che l’inverno è posticipato di due mesi per via della tropicalizzazione?

 

Il treno delle 10.00 per Trieste non si vede. E alle 10.30 le uniche notizie che vengono elargite sono le seguenti:

1. annuncio sciopero (che comunque era in atto al di là dell’allarme meteo).
2. annuncio allarme meteo.

È chiaro che non è facile fare previsioni con queste due vaghe coordinate. Certo, l’intuizione porta a credere che con molta probabilità, di lì, un treno, non passerà mai.

Dopo altri 10 minuti di attesa in effetti il regionale delle dieci è ancora un tabù. Non se ne parla. Non si fa alcun riferimento a ritardi, cancellazioni, sostituzioni. Tutti si guardano con quella solita complicità silenziosa da banchina con treno assente.

 Decido quindi che fermo un capostazione:

“Buongiorno, c’è uno sciopero e un allarme meteo e il treno delle dieci non passa e non è segnalato un ritardo e nessuno lo nomina. Io lo nomino: che fine ha fatto il regionale per Trieste?’

Risposta: “non so, ma quello lì è un freccia in partenza per Trieste Centrale. Vada.”

Acchiappo la valigia e mi precipito al binario indicatomi con tutta la masnada del treno delle dieci che mi segue perchè sono l’unica che nella rassegnazione immobile, ha un residuo di rabbia e soprattutto la forza di fare domande. Cosa ha detto scusi? quello è per Trieste? seguiamola!

Arrivo al binario del frecciabianca in qualità di leader e tranquilizzo tutti che, ragazzi, ce la facciamo.

Tutti si sistemano. Sospirano.
E vabbé poteva andar peggio…
E intanto siamo qui…
Vado a bermi un caffé al vagone ristorante…
Telefono e dico che sto per partire finalmente…

ANNUNCIO: il frecciabianca partirà con venti minuti di ritardo causa guasto tecnico (che in effetti è la terza opzione dopo sciopero e allarme meteo),  ma il regionale delle dieci sta arrivando. Esiste.

Segue mobilitazione di tutto il comparto che aveva appena preso posto con i ‘freccini’, nel frattempo indignati che il regionale veloce parte mentre il loro culo su poltrona da 50 euro resta fermo.

Via.
Cappelli e cappotti e stormo umano trafelato che torna al binario del regionale.

Seguono 15 minuti di stasi. Confusione, delusione, spaesamento.
Nessun treno. Nessun regionale. Boh? Non so, avevano detto…

ANNUNCIO: Risolto il guasto tecnico, il frecciabianca è in partenza.

Ecco allora che la massa scende e riparte di nuovo per salire sul frecciabianca.
Vabbè, è tutto ridicolo, ma bene quel che finisce bene.

Un’ora e mezza dopo, a venti minuti dall’arrivo.

ANNUNCIO: la corsa termina alla stazione di Monfalcone causa linea bloccata.

Discesa del gregge confuso.
Segue corsa barbarica alla navetta predisposta da Trenitalia che ovviamente non può contenere tutto il popolo del lunedì mattina diretto a Trieste. Quindi spintonamenti, insulti e quant’altro.

Partenza della navetta.
pochi minuti festanti.  Allegro clima comitiva…  si rientra a casa!

Tac. Incidente sull’autostrada.
Blocco.
Ferma la navetta.

STATALE.
Si procede a passo d’uomo stivati come cavalli.
Lastre di ghiaccio al suolo.

Un’ora per raggiungere destinazione.
Trieste. Vedo il mare.

Gran finale.

Bufera di neve, autobus fermi.

Microclisma: La disperazione mi ha portato a questa domanda ancestrale: Dio, dimmelo, perchè ci hai privato della facoltà del volo incatenandoci ai binari TRENITALIA?

Copywriter, autrice e giornalista Laureata Magistrale in Lettere e Filosofia con Master in Comunicazione e specializzazione in Copywriting.

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