Microclismi

Piovono Polpette (2009, Phil Lord Chris Miller)

Locandina Piovono PolpetteCloudy with a chance of meatballs ovvero “Nuvoloso con possibili precipitazioni di polpette”. Il titolo — bizzarro e originale — arriva da un libro per bambini pubblicato nel 1978 che ha superato il milione di copie vendute grazie ad una vena esasperatamente grottesca e surreale. “Lo abbiamo scritto pensando subito al film ” hanno dichiarato i registi, e in effetti il plot suggerisce non solo una traduzione cinematografica ma anche l’opzione del format 3D che permette allo spettatore di immergersi “epidermicamente” nei meandri di un cheese-burger gigante, di inabissarsi in un’enorme pallina di gelato, di entrare in un palazzo di gelatina o ancora di abbracciare un marshmallow.

Questa volta, va detto, alla Columbia Pictures e alla Sony Pictures Animation è riuscita una confezione che nulla ha da invidiare alle ultime produzioni Pixar, che, a tutt’oggi, dominano per qualità e inventiva il panorama del cinema d’animazione. Eppure, potremmo dire che Flint Lockwood ha un profilo psicologico quasi più seducente e curioso dell’intraprendente nonnetto di Up e probabilmente compete alla pari con il precedente Wall-e; quello che sorprende in Piovono Polpette — è il caso di dirlo — sono gli ingredienti messi in tavola, ma soprattutto la maestria del dosaggio e del condimento. La storia — che fa il verso al genere catastrofico, qui le polpette al posto degli asteroidi — segue un ritmo brillante e si appoggia ad una sceneggiatura alta e sapientemente calibrata.Ma sono forse i personaggi la vera trovata di questo lungometraggio animato: Flint è tutto dentro al cliché dello scienziato pazzo, incompreso e deriso, che acquista progressivamente consapevolezza del proprio talento, ma le insicurezze e le inquietudini del protagonista hanno una leggerezza intensa e vibrante che crea una sorta di tenerezza partecipata in chi guarda: in una scena assistiamo all’entusiasmo irrazionale e all’euforia infantile per uno spray che spruzzato sui piedi si solidifica in delle scarpe e, subito dopo, alla cocente mortificazione per non aver pensato a come toglierle.

Flint Lockwood e Sam Spark

Vicino alla parabola di Flint corre parallela quella di Sam Spark, giovane ragazza che, con il piccolo archimede pitagorico, condivide la personalità fresca e dirompente: la giornalista in erba (che sogna di condurre le previsioni meteo) è costretta a snaturare il suo carattere goffo e maldestro per allinearsi ai ferrei canoni estetici della presa diretta (le viene impedito di usare gli occhiali), e ai codici comportamentali dell’entartainment televisivo. I due motori della storia sono quindi uniti da una sorta di “sindrome da inadeguatezza” che li porta ad un cortocircuito continuo tra mondo interno e regolesocio-culturali. Ma non è finita, perché il mondo circostante si declina in una gamma di personaggi coloratissimi e altrettanto sofisticati che sembrano usciti da un’ American Beauty versione cartoon: Baby brent, la mascotte della cittadina di Swallow Falls, è il classico bamboccio auto-celebrativo, trionfalistico ed egocentrico che nasconde un’anima buona e fragilissima; il poliziotto — sempre pronto a intervenire contro il “non conforme” — vive nel mito patriottico di devozione allo Stato e alla famiglia; il sindaco, all’inseguimento cieco di fama e denaro, si mostrerà in tutto il suo lato grottesco raggiungendo un’obesità strabiliante; e poi ancora il padre di Flint, umile e tradizionalista, che, sotto una pioggia di patatine fritte, continuerà a pulire le sardine con aria integerrima e sapienziale.

Flint LockwoodMa forse il vero protagonista di questa storia è il popolo che sembra incarnare lo stereotipo dell’americano medio nel giorno del ringraziamento: la gente di Swallow Falls (letteralmente mangia e ingoia) rappresenta in effetti quell’edonismo infantile che rincorre incondizionatamente il mito del benessere e dell’abbondanza. Sul fronte dei personaggi, grande merito anche ai character designers, che hanno deciso per un segno agile ed essenziale capace di incidere significativamente sulla cifra caricaturale che amalgama tutto il film. Ma veniamo alle tematiche che hanno il grande merito di evitare la dichiarazione educativa proponendo un tratto — già si diceva — di leggerezza giocosa e autoironica: il tema della diversità ma soprattutto dell’insicurezza e della timidezza (territorio sul quale i due protagonisti troveranno la loro simbiosi), vengono proposti come catalizzatori di forza creativa e di fantasia inventiva; emerge anche una riflessione sulla labile demarcazione tra genio e stupidità e sulla difficoltà di procedere forti per la propria strada, incuranti del giudizio esterno; non mancano poi riferimenti alla problematicità delle relazioni con i genitori: il protagonista insegna la necessità di contraddire le aspettative dei padri per inseguire la propria originale realizzazione.

Ma non c’è solo una riflessione intimista, il film batte anche sentieri più “adulti”: al di là della tematica principe che parla di obesità e di sovra-alimentazione (materie per altro intrinsecamente legata al problema dello spreco e della fame del mondo), al di là dell’occhiolino complice agli ecologisti (nel film una collina è destinata all’accumulo dei rifiuti), il film propone anche una non troppo velata polemica nei confronti dei lupi dell’informazione, tutti orientati all’apparenza e alla voracità della notizia fresca, che mettono in campo i capitoli della speculazione e dello sfruttamento commerciale. Ma ancora non è finita. Esiste un nucleo ancora più denso che apre a pensieri di stampo sociologico e filosofico: attraverso la “storia” della macchina impazzita che partorisce cocomeri grandi come appartamenti, (l’ F.L.D.S.M.D.F.R., ovvero Flint Lockwood Diatonic Super Mutating Dynamic Food Replicator), viene indagato il rapporto etico tra tecnica scienza e morale, il paradosso che l’ingegno umano possa portare a invenzioni tossiche e distruttive senza la certezza della reversibilità dei processi. Insomma un cocktail pieno di trovate, intriso di cultura popolare che tuttavia sfuma i contorni manichei di bene/male, giusto/sbagliato per solleticare una riflessione più larga e argomentata.

Una favola moderna e intelligente che miscela sapientemente riso, sorriso, pensiero e commozione ma anche una piccola metafora sulle contraddizioni americane e non solo (la mente va alla crisi economica e ad avvenimenti importanti come il summit sul clima). Insomma, il popolo occhialuto della sala 3D che allunga la mano per afferrare avidamente uno spaghetto piovuto dal cielo si diverte, ma si pone anche delle domande importanti e così la fiaba sembra rinnovare la sua funzione primigenia: stimolare il senso critico dei più piccoli, risvegliando, allo stesso tempo, le coscienze degli adulti.

Una scena del film Piovono Polpette

Pubblicato su Fucine Mute