Microclismi

Scenografia simbolica, interpretazione vibrante: al Teatro Libero Manni e Oliva resuscitano il demone dostoevskiano.

Un letto che custodisce un segreto osceno e una sedia di legno dove far sedere un animo stanco e svuotato; al centro un uomo immobile e ricurvo, un profilo spettrale, pronto a consegnare tutti i dettagli di un ricordo di colpa. Non c’è musica. Solo polvere e luci soffuse.

Ecco il “quadro” vivo che accoglie lo spettatore in sala alle ore 21.00, quando le parole de I Demoni – il monologo censurato che accoglie la confessione di Stavrogin a padre Tichon – devono ancora uscire a scuotere e interrogare le coscienze. Lo si coglie immediatamente: la regia di Oliva, spoglia ed essenziale, e la potente interpretazione di Manni (che muove da una citazione dell’Apocalisse), creano un’atmosfera densa e cangiante che porta lo spettatore al centro di un’oscurità psicologica sospesa, difficile da giudicare. Un discorso che, dipanandosi, sfiora temi universali come il concetto di bene, male, salvezza, perdono, punizione. È una commovente e irrisolta interrogazione sull’umano la “Confessione”, che nell’arco di un’ora spinge chi guarda a una contraddizione insanabile: da una parte il giudizio e la ferma distanza per un atto mostruoso, dall’altra l’avvicinamento empatico ad un animo perso e profondamente corrotto. Grande prova attoriale, sensibile allestimento registico: alla fine, quasi si riesce a “vederla” la piccola Matriosha, con il suo volto di rabbia e candore, con la sua manina tesa a un universo di redenzione e speranza (“Le sembrava di aver ucciso Dio”). Da non perdere, fino al 18 marzo.