Microclismi

Premi

PRIMO PREMIO SEZIONE STAMPA

FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL GIORNALISMO DI PERUGIA (2009)

Egregio Presidente della Repubblica,

è difficile parlare della morte di Enzo Baldoni, ma è indiscutibile che la sua vicenda, brutalmente inquinata dalla “mediazione” televisiva, dalla strumentalizzazione giornalistica, da una lunga serie di opinioni inconsistenti e dalla solita, stanca retorica della politica salottiera, sia di fatto rimasta “sommersa”. Crediamo che questa “piccola storia italiana”, così fittamente legata alle vicende del nostro tempo, necessiti, finalmente, di un degno riconoscimento.

È ancora più difficile parlare della sua morte senza scivolare sulla china pericolosa del facile sentimentalismo, della mitizzazione. Non vogliamo, in sostanza, celebrare l’ennesimo martirio.

Sarebbero parole immobili, senza vita, che rimanderebbero ad una sorta di rassicurante archiviazione e fanno venire alla mente un cassettino con un’etichetta in uno stanzone polveroso – per buona pace della coscienza collettiva. Per la maggioranza, Enzo Baldoni è ancora un nome accatastato su tanti altri. La sua memoria è ancora lì, obliata in una cornice confusa, caotica, decisamente irrisolta, alla quale ormai non si dà più peso. Tuttavia in questo tratto infelice di storia contemporanea, saturo di ideologie astratte e di autentica barbarie culturale, esiste ancora una minoranza “intelligente” e “moralmente colta” decisa a recuperare uno sguardo severo e dignitoso su questa storia tuttora “sospesa”: chi lo conosceva intimamente sul piano umano come su quello professionale, e chi invece è semplicemente spinto da un’autentica voglia di comprensione.

La ricostruzione storica di questa vicenda italo – irakena rimarrà forse un miraggio, ma molte persone a lui vicine, hanno tentato di restituire a Enzo Baldoni la dignità di una “storia” vera. Forse qualcuno è riuscito nell’arduo compito di una ricomposizione dei fatti, offuscati dalle priorità diplomatiche, dalle connivenze, dalle reciproche coperture, dai tradimenti. Chi non si è dato una risposta storica si è dato senza dubbio una risposta almeno conoscitiva. Resta che i presunti misteri che circonfondono la cattura e la morte di Enzo Baldoni sono facilmente leggibili: la missione, prima autorizzata dalla CRI con l’obiettivo di recuperare una missiva destinata al papa, poi naturalmente smentita; l’organizzazione e l’efficienza quasi “chirurgica” degli attentatori al momento del sequestro; il mancato posticipo dell’ultimatum, senza parlare della negazione di far rientrare il corpo in Italia pur avendo recuperato un frammento osseo compatibile con il suo DNA. Va detto ad alta voce e con sdegno, che fino ad oggi nessun parlamentare e nessuna autorità istituzionale si è preso l’onere politico di immergere le mani nelle acque torbide di questa vicenda. Sebbene ci sia ancora chi sparla di un “mattacchione” senza coscienza un po’ sfortunato, noi crediamo, e milioni di italiani lo credono insieme a noi, che, per collaborare con la Croce Rossa in un paese devastato dalla guerra il semplice spirito avventuriero non basti. Resta un fatto, cristallino e incontrovertibile: abbiamo perso un uomo di grande impegno civile, di insolita generosità, di enorme fantasia. Vorremmo poter parlare anche della sua natura: lo slancio gratuito unito alla genuinità infantile, la leggerezza e la spontanea irriverenza, la capacità di muoversi sopra le morali condivise nel rigore, nell’impegno instancabile, nel coraggio. Ad alcuni cittadini forse questo non interessa e va bene così, ma chi sta ai vertici dell’ordinamento statale potrebbe – e forse dovrebbe – restituirgli un’immagine dignitosa altrettanto elevata. Mentre molti amici vivono le atmosfere cangianti della perdita: la rabbia, la rassegnazione, fors’anche, speriamo, il ricordo vitale e gioioso, noi ci aspettiamo che lo Stato risponda finalmente alla responsabilità morale e civile di questo grande uomo italiano con un’onesta commemorazione affinché, come diceva Enzo, la sua vita possa essere considerata “una buona vita… buona abbastanza”. E’ la richiesta spontanea di due cittadine italiane che stanno studiando nella scuola in cui lui per anni ha insegnato e che, turbate dalle “coscienze sonnambule” di questo triste paese, credono ancora nella forza del dialogo e della comunicazione e nella potenza inesauribile della parola, anche nel riconoscimento. Ricordare per raccontare, dunque, prima e sopra di tutto.

Confidando nella sua sensibilità e attenzione,

Con profondo rispetto
Marta Zacchigna